martedì 31 gennaio 2017

Bagna càuda, melting pot

Della mia doppiezza Siciliana-Piemontese ho già detto in precedenza... Fiero di appartenere all’una e all’altra origine, anche se sul mangiare sono molto più terrone, ci sono cibi piemontesi per cui vengo matto.., (Sigh!). Uno di questi è la Bagna càuda. Un mangiare povero ed occasionale, frutto di necessità virtù, che in sti giorni della merla a casa mia batte i suoi ultimi colpi d'ala..., (Sigh!). Incrocio di umanità, di esperienze, di culture, creata dai grandi cammini delle Vie del Sale che portano dal Piemonte verso la Liguria e viceversa, la Bagna càuda, oltre essere uno dei miei sfizi... è il mio melting pot! Il mio cibo beatitudine, anche. Ne mangio fino allo sfinimento (Sigh!). Ne mangio talmente tanta di Bagna càuda, che una volta finito di abbuffarmi svengo quasi…, entro, dolcemente, in uno stato comatoso… Sarà l’aglio? O il buon vino rosso con cui accompagno? Forse tutti e due..., macchissenefrega...! La Bagna càuda  mi mette in uno stato di grazia... La preferisco a cena…, così posso abusare. E di venerdì…. Così ho anche il tempo di smorzare i suoi effetti collaterali socialmente sgradevoli e ripresentarmi idoneo in pubblico il lunedì ! La Bagna càuda , "amemifaimpazzire"… Pensare che l’ho apprezzata tardi! Colpa delle mie origini siciliane che non contemplano sti ingredienti cucinati insieme (Sigh!). Sostanzialmente, aglio, olio extravergine e acciughe sotto sale. Prodotti poveri, ma ricchi di umanità, capaci - alleati - di creare una vera e propria celebrazione a tavola. La mia Bagna càuda  la faccio in un ampia casseruola bassa di terracotta. Prima sbollento nel latte delle teste d'aglio tagliate grossolanamente con la mezzaluna, (inutile dire che io ne metto in abbondanza, sbattendomene del rapporto 1/1). Ad un certo punto dopo che il latte è bollito lo scolo, e ricopro l'aglio in casseruola con abbondante olio extravergine di oliva… Poi, a fuoco lento, faccio andare quanto basta…Fino a quando l’aglio e l’olio si compenetrano, smettono di essere quel che erano in origine, per diventare un tutt'uno…. In ultimo, sempre a fiamma bassa, aggiungo le acciughe ripulite e l'olio... La misteriosa e goduriosa crema color nocciola che si materializza dopo un po’, mettendo insieme sta armata brancaleone, è da sballo. Con la Bagna càuda io ci inzuppo quasi tutte le verdure. Soprattutto i cardi, l’insalata belga e i peperoni, meglio se rossi cotti al forno... Ma la sublimazione, per me, rimane Bagna càuda  e Topinambur…Anch’essi sbollentati prima nel latte, scolati e poi coperti di Bagna càuda sobbollente... Mmmhhh…! Mi fanno impazzire! Alla fine non resisto…, (Sigh!). E in quel dito d'olio e quel poco di cremina di bagna rimasti nella casseruola, mi faccio pure due uova all'Occhio di Bue... Pucciando, in sto intruglio, direttamente in casseruola, chilate di pane buono! Senza vergogna..., (Sigh!)! Fino a quando ad un certo punto..., ma non so bene quando visto che sono nel pieno dello stordimento e non capisco più una mazza..., il mio fegato esce dalla sua sede naturale e prendendomi a pugni mi mette Kappaò! Cosa succede dopo non lo so mai… (Sigh!).


P.S. Per chi volesse consigliarmi metodi depuzzanti, dopo aver mangiato la Bagna càuda, vi informo che credo di averli provati tutti (Sigh!). In primis, correre, sudare, fare docce a manetta, risciacquare la bocca con litri di collutorio.... Ma anche, masticare foglie di salvia o prezzemolo, masticare chicchi di caffè, ciucciare miele, mangiare una mela, bere una grappa, bere una sambuca, bere un punch con limone, bere latte, mangiare uno  yogurt, bere decotti di menta e liquirizia, masticare liquirizia, masticare seme d’anice, masticare carbone vegetale, bere bicarbonato, ciucciare limone, masticarne scorza di limone...

martedì 24 gennaio 2017

Comprate americano!

Il giorno più triste dell’anno cade sempre ogni terzo lunedì di gennaio. Data calcolata non so con quale complicata equazione da Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff ... Per come è andata però, per molti americani ma non solo, quest’anno sta scadenza si è spostata in avanti di quattro giorni... Al 20 gennaio! Data ufficiale di inizio dell’era Trump, (Sigh!). Gli americani e il resto del mondo, infatti, da venerdì scorso dovranno convivere per quattro anni con un Presidente apparentemente imprevedibile..., con la passione per la gnocca, oltre che per Putin... e inadeguato..., fin dal colore del suo luminoso ciuffo biondo-arancio. Il 45° presidente degli U.S.A., costruttore, imprenditore di casinò, personaggio televisivo, circondato da polemiche e scandali, successi e fallimenti, il giorno del suo insediamento ha voluto fornire ai suoi connazionali un messaggio di rassicurazione, incoraggiamento, oltre che di stile (Sigh!). Se ne è uscito con sto nuovo proclama: “Assumete americani, comprate americano”… Ehhbbravo Trump! Proprio coerente col tuo slogan della prima ora che recitava “Rendere l’America di nuovo grande”, (Sigh!)... Poveri noi! E poveri americani!  In quattro parole Trump, ha mandato a culo il lavoro degli altri 44 presidenti, (ma forse per lui sono solo 44 gatti in fila per 6 col resto di due), che lo hanno preceduto. Oltre che ribadire il suo voler tenere fuori dall’America il resto del mondo! In primis la Cina, ma anche l’Europa, e soprattutto i messicani - che considera “stupratori venditori di droga” - alzando sul confine a sud un muro di duemilasettecento chilometri..(Sigh!). “Assumete americano”, detto da colui che costruì la sua Tower Trump grazie ai 200 operai polacchi irregolari che ingaggiò, è tutto dire… Ma “comprate americano”…, (Sigh!), è un appello al suicidio! E’ come dire, fatemelo passare, rimanendo in tema col titolo che ho dato a queste pagine, ammazzatevi di fast food! Non so se gli americani saranno fedeli alla linea del nuovo “Capo”… e nemmeno so fino a quando potranno sopportare le dolorose doglie dell’era Trump! Per ora so, per certo, che tutto il mondo rimane a bagnomaria... In attesa di dichiarazioni, ma soprattutto azioni, di Mr Ciuffetto, un po’ più propositive, per un orizzonte meno agitato... Nell'attesa, spero che arrivi al più presto il giorno più felice dell’anno! Che cadrà, calcolato anche qui come quello più triste non so con quale meccanismo, fra il 21 e il 24 di giugno... 

martedì 17 gennaio 2017

La tradizione, è di tutti!

La gastronomia ha una logica storica e una struttura sociologica che riflettono la società che la determina... Noi italiani la tradizione culinaria l’abbiamo nel nostro DNA..., ne andiamo fieri! Anzi, avanza ogni giorno in noi sempre più spedita…! Spinta anche dai riti gastronomici di ognidove che imperversano nel quotidiano e ne divinizzano la materia, oltre chi la pratica…(Sigh!). La tradizione, noi, quando non la esercitiamo, la cerchiamo anche in ogni posto: in osteria, in trattoria, nel ristorante classico, nel ristorante gourmet...Perfino nei Bar-Tavola calda e nei Fast Food ..., (Sigh!)! Perché noi la tradizione, la pretendiamo...! La esaltiamo...! La difendiamo! Non l'abbandoniamo mai…! Neanche quando siamo bersagliati dall'esplosione di mode gastronomiche che ogni tanto trovano terreno fertile nel nostro amato Paese (Sigh!). La tradizione è l’unico sciovinismo alimentare di cui oggi andiamo tutti veramente fieri….Si, posso dirlo, la tradizione gastronomica alimentare è l’unica eroina culturale di tutti! Ciò non toglie che, per questo motivo, stiamo vivendo in una dimensione di cucina equivoca, incapace di sottrarsi alla fascinazione della tradizione che il più delle volte è falso popolaresco diffuso a tutti i livelli (Sigh!).  Che purtroppo trova slancio e fortuna nella nostra nostalgia, orfani del passato, ignari delle arbitrarie e cervellotiche mistificazioni… Perpetrate sopra il suo dolente e pungente desiderio della tradizione...,  di una ritrovata mitica cucina, genuina, confezionata magari da mani amorevoli..., (Sigh!). Siamo in un momento di arte culinaria collettiva in cui revivals e recuperi di ricette desuete, antiquate, remote, sono possibili per tutti. Ma soprattutto, siamo in un tempo in cui la tradizione è spaesata in questo universo sociale nel quale non sembra tuttavia esserci altro. Sbandierata, sui menù in primis, in ognidove, anche sotto nomi fighissimi (Sigh!). In alcuni posti, sfasciata, tritata, scompaginata…, nel tentativo di restaurare ricette e generi alimentari defunti, dandoci ibride affatturazioni snobistiche… Impotenti a resuscitare non solo il gusto dell’autentica cucina del passato, ma anche solo ad avvicinarsi al suo più squallido cammuffamento, (Sigh!!). L’operazione diventa fastidiosa, quasi intollerabile, dove si ha la pretesa di recuperare forme alimentari della tradizione, più che altro folkloristica, esibendole come autentiche riscoperte (Sigh!). Ignorando però l’impossibilità di rivitalizzarle! Non so se è capitato anche a voi… A me si! Ogni tanto, ma sempre più spesso, mi trovo davanti a piatti della tradizione dove immediatamente si vede, e si sente (Sigh!), che il recupero del passato diventa un’operazione quasi disperata, al limite della necrofilia… E nel piatto, decantato cinque minuti prima da qualche sacerdote della sapienza assorto, mi trovo un qualcosa di già estinto prima di portarlo in bocca…(Sigh!). Ma niente…! Si continua! La tradizione, è di tutti!

martedì 10 gennaio 2017

L'ago della bilancia


La festa, si sa, è fautrice di un modello di vita sedentaria, suddita del divano e propensa alla sedimentazione di ogni genere di eccessi alimentari…(Sigh!). E’ andata così anche stavolta… Tra Natale e l'Epifania sono stati giorni grevi per la nostra pancia…, giorni dell’abbondanza…, di una certa passione romantica e tollerante dei nostri vizi…, della nostra passione che sconfina con l’ossessione. Quello appena passato è il momento in cui, ogni volta, deborda in noi l'entusiasmo contagioso e incosciente, l’ottimismo ansioso, la preoccupazione affettuosa…, alimentare (Sigh!). In ste Feste, non so perché, cerchiamo ancora di più consolazione nella tavola. Con la metà di noi che si trasformano in cuochi e sommelier e l’altra metà in degustatori e opinion leader... In sto frangente parliamo di cibo prima di mangiarlo, quando lo mangiamo, dopo averlo mangiato! Se non basta al ristorante anche nelle case che, per l’occasione, diventano laboratori di idee per raffinati menu, centri socializzanti del food&beverage, dove al centro ci sono la cucina, la sala da pranzo e la cantina. Per giorni e giorni si praticano e si discutono i rituali del pasto e i prolungati menu legati all'omaggio delle Feste Natalizie, mettendo in piedi enciclopedie di ricettari. Con liste di vini e liquori che servono a lubrificare tutto sto mangiare, (Sigh!). In sto periodo, l’osanna del cibo diventa ancora di più bandiera della nostra identità e delle nostre virtù… Ma soprattutto, tra Natale e l’Epifania, diventiamo professionisti della grande abbuffata…, (Sigh!)! Le nostre bocche inghiottono con coscienza avida e le nostre pance grugniscono, per ore e ore, lievitando, (Sigh!). Chiamati all’eccesso da un misterioso istituto sociale, epidemico, vorace…! E’ il momento dei bagordi, del piacere a tavola dove i confini si confondono... Della trasgressione alimentare prolungata oltre ogni limite e anche contro le leggi della fisiologia e del nostro ritmo biologico... E' la festa del citrato, del bicarbonato, dell’Alka Seltzer … (Sigh!). La dieta natalizia non la controlliamo mai! Si abbatte su di noi come un carnevale del cibo impazzito…, (Sigh!), che ci spinge a cercare inutili circonvallazioni! In un niente, consumiamo l’oltraggio al perfetto equilibrio dietetico che seguiamo con maniacale rigore per il resto dell’anno…! Con una bravata, riusciamo a capovolgere certi altari, certi cerimoniali, certe liturgie, consolidati con grandi sacrifici…, (Sigh!). Dal 24 dicembre, per una ventina di giorni, scordiamo il nostro regime dietetico. Omettiamo la classificazione dei cibi e delle bevande in base alle loro proprietà nutritive e salutari, recitate a memoria solo un po' prima...! Per giorni e giorni di fila, sottoponiamo il nostro stomaco ad un’intermittenza di avide abbuffate, (Sigh!), alla faccia della restaurazione dietetica severa praticata per un anno di fila…! Ma da oggi si cambia. Si inizia la battaglia, implacabile, ossessionante, ai chili di troppo accumulati nelle Feste...! Da oggi, siamo tutti schierati militarmente contro la bilancia. Da questo momento l’oggetto di tortura imposto dai severi codici del fashion, diventa il nostro primo nemico. Da oggi, per i prossimi 350 giorni, ci dedicheremo al nostro girovita…, alla ricerca dell’amata leggerezza persa…, al nostro corpo che solo dopo la Befana, riprende ad essere intollerante ed esigente, (Sigh!). Impegnati, in un autocontrollo penitenziale, del peso e del volume, al limite della ragione...! Alla ricerca dell’antidoto salvifico… Colla pratica di pasti eterei.., con i cibi light, con le labili minestrine quaresimali e gli innocenti surrogati... Alla ricerca dell’alimentazione ideale, della tabella di marcia che ci avvicini alla purezza e alla leggerezza… Alla carica della genuinità, della semplicità, della naturalità! Per rimettere in bolla l’unico nostro testimone d’accusa…, l’ago della bilancia (Sigh!). 

martedì 20 dicembre 2016

Avviso ai naviganti

Questo post nasce dal fatto che siamo sotto Natale. Che a Natale si scambiano gli Auguri. Che io gli Auguri, ormai da diverso tempo, li mando via etere con un’immagine che rappresenta sempre un “Vaso di Fiori” della mia collezione di quadri… (anzi per chi li riceve, prego di cliccare sull’immagine per aprirla a tutta pagina a scanso di equivoci… Sigh!). Che quest’anno l’opera, di cui sopra, mi è stata regalata da Beppe Siliprandi, un Amico Speciale. Che il titolo del dipinto è “Vaso di Fiori e Felicità”. Che oltre al materico vaso di fiori, sul dipinto, ci sono raffigurati, alla maniera di Beppe, una bambina con le braccia aperte, (credo di sapere chi è), e una grande ape… L’ape... Simbolo del tempo, dell’eloquenza e dell’intelligenza! Sant’Ambrogio paragonò la Chiesa all'alveare e i membri di una comunità alle api, le quali sono in grado di cogliere il meglio da ogni fiore... Questo l'ho sentito dire sabato scorso durante una funzione di preparazione di mio figlio al catechismo. Qualche Santo, non mi ricordo chi, considerava l’ape un simbolo dello Spirito Santo..., forse sulla base dell’idea che le api vivessero solo del profumo dei fiori, dando così un'immagine di grande purezza e continenza, castità e virtù. L’ape ha sempre giocato un ruolo significativo nell’immaginario cristiano...Da qui la credenza secondo cui le api causino un forte ronzio prima poco prima di mezzanotte della vigilia di Natale in onore del nascituro Gesù…! L’ape, quindi, è anche spesso usata nell’arte pittorica e scultorea cristiana… Si vedono api in rilievo anche sull’altare maggiore della Basilica di San Pietro! Chissà se Beppe lo sa?!? Ogni volta, quando sento ste cose, mi riprometto che ci devo andare più spesso a Messa… (Sigh!). Da molto tempo ci vado solo più per funzioni che mi costringono…! Forse perché ci sono stati tempi, per me, in cui la Messa, la scena cristiana punto di riferimento della mia famiglia, è stata troppo presente e protagonista… Forse per questo si è tranquillamente dissolta nella mia coscienza e nel mio inconscio! Si, sarà perché ho preso troppe Messe e per troppo tempo… (Sigh!). Ho fatto il Chierichetto dalla prima elementare fino alla seconda media…Tutte le mattine!  Andavo a servir Messa a quella delle 7. La domenica e durante le feste comandate servivo Messa a quella delle 7 e a quella delle 9… (Sigh!). Negli ultimi anni, ogni Messa servita una firma..., alla fine si vinceva pure un pallone. Da “gagno”  ho servito non so quante Messe, a San Giovanni. Con Don Lino, Don Renato e Don Michele….! Conosco la liturgia a memoria. A tal punto che potrei  benissimo celebrar Messa e pure cantarla... Sbaglio solo quando si arriva al punto  “…rendila perfetta nell'amore in unione con il nostro Papa Paolo il nostro Vescovo Michele, e tutto l'ordine sacerdotale…”  Mi escono ogni volta ancora Papa Paolo e Vescovo Michele..., quelli da Chierichetto!  Ancora adesso …! Vado filato, di memoria, su Papa Paolo e Vescovo Michele... (Sigh!). Arrivo lì e nomino loro… Sempre! Avrei un casino di cose da raccontare di quando ero Chierichetto e servivo messa...! Mentre scrivo però mi vengono in mente altri ricordi. Indelebili, dell’epoca... Di quando, prima di indossare tutte le mattine l'abito talare, mi svegliavo alle 6…. In piedi c’era già mia madre da un pezzo…, maniaca della pulizia e del far da mangiare…! Mentre mia madre preparava in cucina, ascoltavo la radio…! Che civiltà! In quel periodo, l’unico strumento di comunicazione democratico…Non  richiedeva il saper leggere e nemmeno scrivere! Quello su cui era sintonizzata la radio di casa mia era il giornale radio…, credevo fosse l’unica stazione emittente di allora! Riuscivo a sentire il rumore delle onde elettromagnetiche decodificate in modulazione di frequenza… Alla fine del giornale radio c’era "Avvisi ai naviganti"... col Bollettino del mare…. Chi se lo ricorda? C’era uno speaker dalla voce profonda…, evocativa, espressiva, emozionale, confidenziale…, che cadenzava le parole, quasi le lettere, una a una… leggendole  lentamente… Allora, non capivo perché! Faceva più o meno così: “Avviso ai naviganti... per l'intero Mediterraneo…dal Mare di Alboran…al Mediterraneo orientale…temporali in corso… fenomeni in via di attenuazione…Sul Mar Ligure…onde alte… previste burrasche…da Nord Nordovest…forza 8…sul Mare Adriatico settentrionale…e meridionale...vento di Libeccio…con direzione…. ovest..sud ovest…..di moderata intensità…sul Mar Ionio...cielo coperto…visibilità buona…sul Canale di Sardegna...e quello di Sicilia...mare generalmente calmo…tempo buono… (Sigh!). Buone Feste!

martedì 13 dicembre 2016

Le ossa non le vogliono manco i cani

Il mio passato è stato segnato dalla scarsezza, dall’ansia, dal terrore della fame... E da una grande devozione per il consumo della carne (Sigh!). Propria di una particolare storia ed esperienza di privazione famigliare che, oltre a mitizzarne il suo valore nutritivo, la rendeva prodiga di un benigno compatimento alimentare per allontanare il vertice della piramide dei miserabili… (Sigh!). La mia famiglia, a quei tempi, mangiava la carne, quando andava bene, una volta la settimana, sempre al prezzo di rinunce dolorose...! Nel mondo in cui sono nato e cresciuto, quindi, mi hanno insegnato che la carne è qualcosa di speciale, un bisogno necessario…(Sigh!). Ma anche un prezioso alimento del benessere, dell’abbondanza… Cibo di pochi eletti…, misuratore, ma anche distanziatore alimentare, sociale (Sigh!)! La carne insomma per me, nel passato, ha rappresentato il gioco rituale delle preferenze e delle esclusioni, dei divieti e delle prescrizioni, degli eccessi e delle astinenze. Vivevo la carne, da una parte, come un cibo lusinghiero, un lusso del mangiare bene…, dall’altra, come premura, attenzione, devozione! Ma, anche, come elemento di distinzione, di separazione, di conflitto… Per esempio quando da bambino mi ammalavo e mia madre per risollevarmi mi faceva mangiare la carne, (Sigh!), avevo sempre i sensi di colpa nei confronti del resto della mia famiglia che per me se ne privava! Dall’età adolescenziale, poi, porgo attenzione anche all'intima massima famigliare che recita “le ossa non le vogliono manco i cani”…, ma questa è un’altra storia (Sigh!). Da quando sono diventato virtuoso della carne, quella che si mangia, per scelta e non per necessità, pur preservando l’indice di fedeltà culturale ai valori espressi sopra, il mio rapporto con la carne è cambiato. A tal punto che la carne, nel mio inconscio considerato soprattutto il “mito” alimentare del sistema sociale, la esorcizzo in maniera ludico-culturale alla Fiera del Bue Grasso di Carrù. Rispettoso del principio, anche, per cui il Bollito è considerato da sempre uno degli alimenti dell’uomo fra i più nutrienti, tra i più succulenti, tra i più pregiati…(Sigh!). Non so da quanti anni rinnovo le mie vibrazioni gastronomiche del Bue Grasso di Carrù, con il piacevole sapore di sempre e in linea con la coscienza gastronomica famigliare...(Sigh!). So per certo, però, almeno da più di 25 anni. Da quel tempo infatti, il secondo giovedì prima di Natale, quello del Bue Grasso, è la prima data che fisso con un colpo di evidenziatore a tutta pagina sulla nuova Agenda dell’anno. Al Bue Grasso, non manco mai! Ci vado sempre la mattina prestissimo. Arrivo al Foro Boario di Carrù quando il termometro segna ancora i sottozero, fendendo il più delle volte la nebbia langarola. Accompagnando, orgoglioso, di volta in volta, amici vicini e lontani, nel mio itinerario virtuoso del Bue Grasso. Assistendo, con sapienza, all’arrivo dei camion carichi di bestie, alla pesatura, alle prime trattative commerciali…! Grazie a veterinari, allevatori e macellai, che, nel tempo, mi hanno insegnato a riconoscere le varie categorie, e la qualità delle bestie in concorso, dei buoi grassi nostrani, dei migliorati, dei manzi, dei vitelli, dei torelli della coscia, delle manze grasse, dei tori…! Scruto la giuria di esperti che valutano i capi toccandoli, squadrandoli da testa a piedi, soffermandosi sui culoni di sti animali che commentano comparandoli a certi modelli dei dietro di donne vicine e lontane…! Non mi perdo mai nemmeno la cerimonia di premiazione all’interno dell’”arena”, con la consegna delle gualdrappe, delle medaglie, delle coppe e delle targhe…Come neppure non rinuncio al mio rituale giro... Col primo brodo caldo corretto al Dolcetto, colla stratosferica colazione a base di vin brulè e salumi locali, col giro della piazza che ospita l’esposizione dei mezzi e degli attrezzi agricoli, col lungo aperitivo, rendez-vous da Chiapella, reso unico anche dallo spettacolo musico-teatrale dei Trelilu...! Una volta, ma purtroppo non si fa più da almeno una quindicina d’anni (Sigh!), partecipavo pure alla sfilata dei capi vincitori... Seguendo in marcia lenta, ordinata, le bestie con indosso i trofei, la gualdrappa, le fasce dipinte a mano, le musarole d’oro…(Sigh!). Al ritmo cadenzato dalla corposa Banda Musicale del paese che accompagnava la suggestiva cerimonia… Con gli allevatori che, mostrando orgogliosi le loro bestie, le coppe, le coccarde, e i diplomi, vinti, sorridevano felici soprattutto per aver già venduto, (molto bene), i propri capi a pregiate macellerie nazionali ed internazionali…(Sigh!). Alla fine di tutto, con la corposa compagnia del giorno, si va sempre in qualche ristorante della zona per mangiare il Bollito Misto… 7 tagli di polpa, 7 ammennicoli, 7 salse…, servito insieme a fiumi di vino di Langa. Mentre c’è gente, tutta imbacuccata, che fin dalla prima mattina sfida code interminabili di fila indiana, aspettando il proprio turno per mangiare le quintalate e quintalate di Bollito Misto che preparano nei ristoranti di Carrù o nella gigantesca tensostruttura “Bollito Non Stop”, montata per l’occasione sulla piazza intitolata al Bue…(Sigh). L’edizione 2016, la 106esima del Bue Grasso di Carrù appena conclusa, invece è stata anticipata a giovedì 8 dicembre per farla coincidere con la Festa dell’Immacolata (Sigh!). Presa d’assalto da un delirio di visitatori…, da una paurosa invasione di persone curiose, soprattutto intente a pasturare lungo il serpentone di bancarelle del mercato sparso per tutta Carrù… Sembrava un altro universo sto Bue Grasso…! Pieno zeppo anche di giovani, nostalgici del passato che non verrà più, travestiti con i mitici tabarri, infiocchettati da barbe incolte e baffoni d’altri tempi a punte rigirate, con in testa stravaganti cappelli vintage e in mano il “Tucau”, il famoso bastone che usano gli allevatori per guidare le bestie, diventato ormai segno distintivo e gadget imperdibile della Kermesse (Sigh!)! Anche i Buoi erano più immensi del solito a sto Bue Grasso… Il campione, Attila, pesava 1453 chili! Impossibile non evidenziarlo…, per me che, cresciuto col retaggio culturale della penuria calorica ed economica.., pensando a tutta sta pregiata carne, la immagino già nel piatto a sfamare chissà quante famiglie...(Sigh!).


martedì 6 dicembre 2016

Aperi...che?

Sabato scorso, ore 12.10. Su whatsApp mi arriva un messaggio del mio amico "gastrosofo" Michele Di Carlo, Michel0ne, specializzato in tutto quel che è Drink e anche di più. E' un link ad un video servizio giornalistico andato in onda la sera prima sulla Tv Svizzera RS1, svolto da lui in collaborazione con la redazione ticinese de LA1. Il servizio, dal titolo “Quando di salato c’è solo il conto”, per la rubrica "Patti Chiari", parla degli Aperitivi serviti dai locali specializzati del posto. Con l’analisi sensoriale-organolettica sempre precisa e motivata di Michel0ne. Che, oltre ad esaminare gli elementi che compongono  i drink assaggiati personalmente uno a uno nei bar ticinesi frequentati abitualmente per questo, mette in evidenza il prezzo pagato. Anche in relazione alla professionalità espressa nella preparazione, e a quello  che viene servito in accompagnamento...(Sigh!). Dal video-racconto, oltre la delusione gustativa per la maggior parte dei drink assaggiati, ne è uscito un panorama sconfortante dell’intero "sistema Aperitivi” del Ticino... Anche e soprattutto per i conti, pagati ogni volta, salati e ingiustificati...(doppio Sigh!). Questo, in sintesi, l'Aperitivo in Ticino, secondo il servizio di LA1... E da noi...? Da noi l’Aperitivo è un fenomeno che negli ultimi anni ha preso una piega tutta sua. O è un semplice drink, neanche tanto stuzzicante visto che, se va bene, in alcuni locali ti servono sciattamente miscele incolori e inodori con patatine fritte e/o arachidi..., oppure si esagera...(Sigh!). Con momenti conviviali, spacciati per Aperitivi, che, da drink stuzzicanti per predisporti ad assaporare un successivo pasto al Ristorante, sono diventati veri e propri  banchetti. Momenti infiniti, abbinati, quando va bene, a bollicine dozzinali, bevande fantasiose assurde, o, se no, a bombe alcooliche. Sono gli Apericena, consumati in quasi tutti i nostri Bar...(Sigh!). Una pratica che avanza da qualche decennio, per cui, assieme ad improbabili drink, nei Bar, sfilano banconi di cibo pessimo, omologato e massificato. L’Apericena, è il fenomeno di socializzazione moderna tricolore...(Sigh!), in cui  la crisi dei contenuti culturali legati alla tradizione dell’Aperitivo dilagano, e mettono sempre più in evidenza formule di libera espressione di drink-food modaioli! Io, ogni volta, se posso, fuggo da “ci vediamo per un’Aperi?”. Fuggo da sta desolante e anche debordante cibodrinkmania! Fuggo da sti riti eno-gastronomici creativi che fioriscono, i più, sull'onda del disgusto. Fuggo da certi posti che in nome dell'Aperi millantano pure specialità… Fuggo  da sti revival dell’assai che sono peggio del niente! Fuggo dagli aperifisch, dagli aperipizza, dagli apericheese, dagli aperiveg, dagli aperikm0, dagli aperisushi, dagli aperietnic…, dagli aperichic! Fuggo dagli Happyhour....(Sigh!). Fuggo da cibarie cotte e stracotte…, da rimanenze incerte..., da preparazioni passate e ripassate, non so quante volte al microonde..., da cocktail squilibrati. Fuggo da sti "non-luoghi" che sbordano di gente modaiola che il più delle volte si riempie a scrocco la pancia di intrugli, tra musica a manetta, liquori e chiacchiere intime gridate….(Sigh!). Fuggo, quindi, se posso, da quel meccanismo perverso per cui l’invenzione-costruzione di una cultura di nuove pratiche dell’Aperitivo ha fatto cortocircuitare il sistema...(Sigh!). Fuggo dall’aperipopolo..., dagli apericultori che si abbuffano di tramezzini e pizzette perché considerano l’Aperi  un migliorativo dei rapporti e del dialogo, oltre che un momento terapeutico irrinunciabile che eccita le loro pulsioni libidinose... Fuggo da loro e dal sistema di accelerazione di particelle impazzite, del piacere, che li ha travolti! Fuggo dagli ormoni che, secondo loro, si sviluppano in nome dell’Aperi e favoriscono rituali di socializzazione collettiva contemporanea..., creano legami, unioni..! Fuggo insomma da ste orge moderne dell'Aperi! Perché credo che l’abbandono della grande tradizione dell’Aperitivo, a favore di sta ghiottornia, corrisponda lo stesso passaggio che c’è tra l’arte della seduzione e la tecnica della sveltina...! E non sono un nostalgico!