Questo post nasce dal fatto
che siamo sotto Natale. Che a Natale si scambiano gli Auguri. Che io gli Auguri,
ormai da diverso tempo, li mando via etere con un’immagine che rappresenta
sempre un “Vaso di Fiori” della mia collezione di quadri… (anzi per chi li riceve,
prego di cliccare sull’immagine per aprirla a tutta pagina a scanso di
equivoci… Sigh!). Che quest’anno l’opera, di cui sopra, mi è stata regalata da Beppe
Siliprandi, un Amico Speciale. Che il titolo del dipinto è “Vaso di Fiori e
Felicità”. Che oltre al materico vaso di fiori, sul dipinto, ci sono
raffigurati, alla maniera di Beppe, una bambina con le braccia aperte, (credo di
sapere chi è), e una grande ape… L’ape... Simbolo del tempo, dell’eloquenza e
dell’intelligenza! Sant’Ambrogio paragonò la Chiesa all'alveare e i
membri di una comunità alle api, le quali sono in grado di cogliere il meglio
da ogni fiore... Questo l'ho sentito dire sabato scorso durante una funzione di preparazione di mio figlio al catechismo. Qualche Santo, non mi ricordo chi, considerava l’ape un simbolo
dello Spirito Santo..., forse sulla base dell’idea che le api vivessero solo del
profumo dei fiori, dando così un'immagine di grande purezza e continenza,
castità e virtù. L’ape ha sempre giocato un ruolo significativo nell’immaginario cristiano...Da qui la credenza secondo cui le api causino un forte
ronzio prima poco prima di mezzanotte della vigilia di Natale in onore del
nascituro Gesù…! L’ape, quindi, è anche spesso usata nell’arte pittorica e scultorea
cristiana… Si vedono api in rilievo anche sull’altare maggiore della
Basilica di San Pietro! Chissà se Beppe lo sa?!? Ogni volta,
quando sento ste cose, mi riprometto che ci devo andare più spesso a Messa…
(Sigh!). Da molto tempo ci vado solo più per funzioni che mi costringono…!
Forse perché ci sono stati tempi, per me, in cui la Messa, la scena cristiana
punto di riferimento della mia famiglia, è stata troppo presente e
protagonista… Forse per questo si è tranquillamente dissolta nella mia
coscienza e nel mio inconscio! Si, sarà perché ho preso troppe Messe e per
troppo tempo… (Sigh!). Ho
fatto il Chierichetto dalla prima elementare fino alla seconda media…Tutte le
mattine! Andavo
a servir Messa a quella delle 7. La domenica e durante le feste comandate
servivo Messa a quella delle 7 e a quella delle 9… (Sigh!). Negli ultimi
anni, ogni Messa servita una firma..., alla fine si vinceva pure un pallone. Da
“gagno” ho
servito non so quante Messe, a San Giovanni. Con Don Lino, Don Renato e Don
Michele….! Conosco la liturgia a memoria. A tal punto che potrei benissimo celebrar Messa e pure cantarla... Sbaglio solo quando si arriva al punto “…rendila perfetta nell'amore in unione con il nostro Papa
Paolo il nostro Vescovo Michele, e tutto l'ordine sacerdotale…” Mi escono ogni volta ancora Papa Paolo e Vescovo Michele...,
quelli da Chierichetto! Ancora adesso …! Vado filato, di memoria, su Papa Paolo e Vescovo Michele... (Sigh!). Arrivo lì e nomino loro… Sempre! Avrei un casino di cose da raccontare di quando ero Chierichetto e servivo messa...!
Mentre scrivo però mi vengono in mente altri ricordi. Indelebili, dell’epoca... Di quando, prima di indossare tutte le mattine l'abito talare, mi svegliavo
alle 6…. In piedi c’era già mia madre da un pezzo…, maniaca della pulizia e del
far da mangiare…! Mentre mia madre preparava in cucina, ascoltavo la radio…!
Che civiltà! In quel periodo, l’unico strumento di comunicazione democratico…Non richiedeva il saper leggere e nemmeno scrivere! Quello su cui
era sintonizzata la radio di casa mia era il giornale radio…, credevo fosse
l’unica stazione emittente di allora! Riuscivo a sentire il rumore delle onde
elettromagnetiche decodificate in modulazione di frequenza… Alla fine del
giornale radio c’era "Avvisi ai naviganti"... col Bollettino del mare…. Chi
se lo ricorda? C’era uno speaker dalla voce profonda…, evocativa, espressiva,
emozionale, confidenziale…, che cadenzava le parole, quasi le lettere, una a una… leggendole lentamente… Allora, non capivo perché! Faceva più o meno così:
“Avviso ai naviganti... per l'intero Mediterraneo…dal Mare di Alboran…al
Mediterraneo orientale…temporali in corso… fenomeni in via di attenuazione…Sul Mar Ligure…onde alte… previste burrasche…da Nord Nordovest…forza 8…sul Mare Adriatico settentrionale…e meridionale...vento di Libeccio…con direzione…. ovest..sud ovest…..di
moderata intensità…sul Mar Ionio...cielo coperto…visibilità buona…sul Canale di Sardegna...e quello di Sicilia...mare
generalmente calmo…tempo buono… (Sigh!). Buone Feste!
martedì 20 dicembre 2016
martedì 13 dicembre 2016
Le ossa non le vogliono manco i cani
Il mio passato è stato segnato dalla scarsezza, dall’ansia, dal
terrore della fame... E da una grande devozione per il consumo della carne (Sigh!). Propria di una particolare storia ed esperienza di privazione famigliare che, oltre
a mitizzarne il suo valore nutritivo, la rendeva prodiga di un benigno compatimento
alimentare per allontanare il vertice della piramide dei miserabili… (Sigh!). La
mia famiglia, a quei tempi, mangiava la carne, quando andava bene, una volta la
settimana, sempre al prezzo di rinunce dolorose...! Nel mondo in cui sono nato e
cresciuto, quindi, mi hanno insegnato che la carne è qualcosa di speciale, un
bisogno necessario…(Sigh!). Ma anche un prezioso alimento del benessere,
dell’abbondanza… Cibo di pochi eletti…, misuratore, ma anche distanziatore
alimentare, sociale (Sigh!)! La carne insomma per me, nel passato, ha
rappresentato il gioco rituale delle preferenze e delle esclusioni, dei divieti
e delle prescrizioni, degli eccessi e delle astinenze. Vivevo la carne, da una
parte, come un cibo lusinghiero, un lusso del mangiare bene…, dall’altra, come premura,
attenzione, devozione! Ma, anche, come elemento di distinzione, di separazione,
di conflitto… Per esempio quando da bambino mi ammalavo e mia madre
per risollevarmi mi faceva mangiare la carne, (Sigh!), avevo sempre i sensi di
colpa nei confronti del resto della mia famiglia che per me se ne privava! Dall’età
adolescenziale, poi, porgo attenzione anche all'intima massima famigliare che recita “le ossa
non le vogliono manco i cani”…, ma questa è un’altra storia (Sigh!). Da quando
sono diventato virtuoso della carne, quella che si mangia, per scelta e non per
necessità, pur preservando l’indice di fedeltà culturale ai valori espressi sopra,
il mio rapporto con la carne è cambiato. A tal punto che la carne, nel mio
inconscio considerato soprattutto il “mito” alimentare del sistema sociale, la esorcizzo
in maniera ludico-culturale alla Fiera del Bue Grasso di Carrù. Rispettoso del
principio, anche, per cui il Bollito è considerato da sempre uno degli alimenti
dell’uomo fra i più nutrienti, tra i più succulenti, tra i più pregiati…(Sigh!).
Non so da quanti anni rinnovo le mie vibrazioni gastronomiche del Bue Grasso di
Carrù, con il piacevole sapore di sempre e in linea con la coscienza gastronomica
famigliare...(Sigh!). So per certo, però, almeno da più di 25 anni. Da quel
tempo infatti, il secondo giovedì prima di Natale, quello del Bue Grasso, è la
prima data che fisso con un colpo di evidenziatore a tutta pagina sulla nuova
Agenda dell’anno. Al Bue Grasso, non manco mai! Ci vado sempre la mattina
prestissimo. Arrivo al Foro Boario di Carrù quando il termometro segna ancora i
sottozero, fendendo il più delle volte la nebbia langarola. Accompagnando,
orgoglioso, di volta in volta, amici vicini e lontani, nel mio itinerario
virtuoso del Bue Grasso. Assistendo, con sapienza, all’arrivo dei camion carichi
di bestie, alla pesatura, alle prime trattative commerciali…! Grazie a veterinari,
allevatori e macellai, che, nel tempo, mi hanno insegnato a riconoscere le
varie categorie, e la qualità delle bestie in concorso, dei buoi grassi
nostrani, dei migliorati, dei manzi, dei vitelli, dei torelli della coscia,
delle manze grasse, dei tori…! Scruto la giuria di esperti che valutano i capi
toccandoli, squadrandoli da testa a piedi, soffermandosi sui culoni di sti
animali che commentano comparandoli a certi modelli dei dietro di
donne vicine e lontane…! Non mi perdo mai nemmeno la cerimonia di premiazione all’interno
dell’”arena”, con la consegna delle gualdrappe, delle medaglie, delle coppe e
delle targhe…Come neppure non rinuncio al mio rituale giro... Col primo brodo
caldo corretto al Dolcetto, colla stratosferica colazione a base di vin brulè e
salumi locali, col giro della piazza che ospita l’esposizione dei mezzi e degli
attrezzi agricoli, col lungo aperitivo, rendez-vous da Chiapella, reso unico
anche dallo spettacolo musico-teatrale dei Trelilu...! Una volta, ma purtroppo non
si fa più da almeno una quindicina d’anni (Sigh!), partecipavo pure alla
sfilata dei capi vincitori... Seguendo in marcia lenta, ordinata, le bestie con
indosso i trofei, la gualdrappa, le fasce dipinte a mano, le musarole
d’oro…(Sigh!). Al ritmo cadenzato dalla corposa Banda Musicale del paese
che accompagnava la suggestiva cerimonia… Con gli allevatori che, mostrando
orgogliosi le loro bestie, le coppe, le coccarde, e i diplomi, vinti,
sorridevano felici soprattutto per aver già venduto, (molto bene), i propri
capi a pregiate macellerie nazionali ed internazionali…(Sigh!). Alla fine di
tutto, con la corposa compagnia del giorno, si va sempre in qualche ristorante della
zona per mangiare il Bollito Misto… 7 tagli di polpa, 7 ammennicoli, 7 salse…, servito
insieme a fiumi di vino di Langa. Mentre c’è gente, tutta imbacuccata, che fin dalla
prima mattina sfida code interminabili di fila indiana, aspettando il proprio turno
per mangiare le quintalate e quintalate di Bollito Misto che preparano nei
ristoranti di Carrù o nella gigantesca tensostruttura “Bollito Non Stop”,
montata per l’occasione sulla piazza intitolata al Bue…(Sigh). L’edizione 2016,
la 106esima del Bue Grasso di Carrù appena conclusa, invece è stata anticipata
a giovedì 8 dicembre per farla coincidere con la Festa dell’Immacolata (Sigh!).
Presa d’assalto da un delirio di visitatori…, da una paurosa invasione di persone curiose, soprattutto intente a pasturare lungo il
serpentone di bancarelle del mercato sparso per tutta Carrù… Sembrava un altro
universo sto Bue Grasso…! Pieno zeppo anche di giovani, nostalgici del passato che non verrà
più, travestiti con i mitici tabarri, infiocchettati da barbe incolte e baffoni
d’altri tempi a punte rigirate, con in testa stravaganti cappelli vintage e in
mano il “Tucau”, il famoso bastone che usano gli allevatori per guidare le bestie, diventato
ormai segno distintivo e gadget imperdibile della Kermesse (Sigh!)! Anche i Buoi
erano più immensi del solito a sto Bue Grasso… Il campione, Attila, pesava 1453
chili! Impossibile non evidenziarlo…, per me che, cresciuto col
retaggio culturale della penuria calorica ed economica.., pensando a
tutta sta pregiata carne, la immagino già nel piatto a sfamare chissà quante famiglie...(Sigh!).
martedì 6 dicembre 2016
Aperi...che?
Sabato scorso, ore 12.10. Su whatsApp mi arriva un messaggio
del mio amico "gastrosofo" Michele Di Carlo, Michel0ne, specializzato
in tutto quel che è Drink e anche di più. E' un link ad un video servizio
giornalistico andato in onda la sera prima sulla Tv Svizzera RS1, svolto da lui
in collaborazione con la redazione ticinese de LA1. Il servizio, dal titolo
“Quando di salato c’è solo il conto”, per la rubrica "Patti Chiari",
parla degli Aperitivi serviti dai locali specializzati del posto. Con
l’analisi sensoriale-organolettica sempre precisa e motivata di Michel0ne. Che,
oltre ad esaminare gli elementi che compongono i drink assaggiati
personalmente uno a uno nei bar ticinesi frequentati abitualmente per questo,
mette in evidenza il prezzo pagato. Anche in relazione alla
professionalità espressa nella preparazione, e a quello che viene servito in accompagnamento...(Sigh!). Dal video-racconto, oltre la delusione gustativa
per la maggior parte dei drink assaggiati, ne è uscito un panorama
sconfortante dell’intero "sistema Aperitivi” del Ticino... Anche e
soprattutto per i conti, pagati ogni volta, salati e ingiustificati...(doppio
Sigh!). Questo, in sintesi, l'Aperitivo in Ticino, secondo il servizio di
LA1... E da noi...? Da noi l’Aperitivo è un fenomeno che negli ultimi anni ha
preso una piega tutta sua. O è un semplice drink, neanche tanto stuzzicante
visto che, se va bene, in alcuni locali ti servono sciattamente miscele
incolori e inodori con patatine fritte e/o arachidi..., oppure si esagera...(Sigh!).
Con momenti conviviali, spacciati per Aperitivi, che, da drink stuzzicanti per
predisporti ad assaporare un successivo pasto al Ristorante, sono diventati
veri e propri banchetti. Momenti infiniti, abbinati, quando va
bene, a bollicine dozzinali, bevande fantasiose assurde, o, se no, a bombe
alcooliche. Sono gli Apericena, consumati in quasi tutti i nostri Bar...(Sigh!).
Una pratica che avanza da qualche decennio, per cui, assieme ad improbabili
drink, nei Bar, sfilano banconi di cibo pessimo, omologato e
massificato. L’Apericena, è il fenomeno di socializzazione moderna tricolore...(Sigh!), in cui la crisi dei contenuti culturali legati alla
tradizione dell’Aperitivo dilagano, e mettono sempre più in evidenza formule
di libera espressione di drink-food modaioli! Io, ogni volta,
se posso, fuggo da “ci vediamo per un’Aperi?”. Fuggo da sta desolante e anche debordante cibodrinkmania! Fuggo da sti riti eno-gastronomici creativi che fioriscono, i
più, sull'onda del disgusto. Fuggo da certi posti che in nome dell'Aperi
millantano pure specialità… Fuggo da sti revival dell’assai che
sono peggio del niente! Fuggo dagli aperifisch, dagli
aperipizza, dagli apericheese, dagli aperiveg, dagli aperikm0, dagli aperisushi,
dagli aperietnic…, dagli aperichic! Fuggo
dagli Happyhour....(Sigh!). Fuggo da cibarie cotte e stracotte…,
da rimanenze incerte..., da preparazioni passate e ripassate, non so quante
volte al microonde..., da cocktail squilibrati. Fuggo da sti "non-luoghi" che sbordano di gente modaiola
che il più delle volte si riempie a scrocco la pancia di intrugli, tra musica a
manetta, liquori e chiacchiere intime gridate….(Sigh!). Fuggo, quindi, se posso, da quel
meccanismo perverso per cui l’invenzione-costruzione di una cultura di nuove
pratiche dell’Aperitivo ha fatto cortocircuitare il sistema...(Sigh!). Fuggo
dall’aperipopolo..., dagli apericultori che si abbuffano di tramezzini e
pizzette perché considerano l’Aperi un migliorativo dei rapporti e del
dialogo, oltre che un momento terapeutico irrinunciabile che eccita le loro
pulsioni libidinose... Fuggo da loro e dal sistema di accelerazione di
particelle impazzite, del piacere, che li ha travolti! Fuggo dagli ormoni che,
secondo loro, si sviluppano in nome dell’Aperi e favoriscono rituali di
socializzazione collettiva contemporanea..., creano legami, unioni..! Fuggo insomma da ste orge moderne dell'Aperi! Perché credo che l’abbandono
della grande tradizione dell’Aperitivo, a favore di sta ghiottornia, corrisponda
lo stesso passaggio che c’è tra l’arte della seduzione e la tecnica della
sveltina...! E non sono un nostalgico!
martedì 29 novembre 2016
Tu vuo' fa' ll'americano
L’America, il nostro “faro di civiltà” che ci illumina, fa
sentire sempre più i suoi effetti, influendo non poco sulla vita di noi
italiani. Stimolandoci al cambiamento, suggerendoci comportamenti e modelli di
vita, modificando il nostro linguaggio comune, educandoci su come muoverci... A
volte anche su come mangiare e su come vestirci (Sigh!). Compagna di viaggio di
questa nostra complicata esistenza…., l’America, onnipresente, invadente,
markettara, è la sirena dei nostri tempi. Che ci condiziona non poco! Senza
colpo ferire però. Anzi, non si sa il perché, ma noi ne subiamo il suo
fascino…, come fosse una fata. Sì, l’America è la fabbrica dei nostri sogni! E
noi siamo sempre più indaffarati a sognare. Ad importare, ad idolatrare, le
usanze americane, trasformandole, anche, senza remore né imbarazzo…! In un
parossistico trionfo di menate, di americanate, fatte passare per tradizioni
anche nostre (Sigh!). Creando, sulle loro basi, però, modelli personalizzati… ,
molto italian style! Lascio stare la ridicola ed imbarazzante Halloween come
esempio su cui si potrebbe esercitare una facile parodia della nostra civiltà,
per concentrarmi su sta smania di catapultarci nell’occasione d’acquisto da non
perdersi. E in particolare su sto benedetto Black Friday che mi ha perseguitato
e ancora mi perseguita. Il tormentone del Balck Friday, iniziato molte
settimane prima del 25 novembre per prepararci a gettarci nello shopping a tutti i costi, infatti, non ha più fine. La santificazione del servilismo
commerciale, esibito come folklore tradizionale, che ha come unico scopo quello
di spostare le merci dai negozi, dai magazzini, dagli scaffali, dal web, alle
case dei consumatori…, qui da noi non finisce più! Quanti di voi, come me,
stanno ancora ricevendo messaggi promozionali del Black Friday? Allungato e
trasformato prima in Black Week-end, poi Black Week…Non mi meraviglierei se sarà anche Black Month e
forse più avanti Black Year… Si perché noi, il Black Friday, l’euforia da
acquisto scontato, lo specchio dell’Italia che vuole stare al passo
dell’America, lo abbiamo italianizzato. Trasformato, non solo nel periodo più
lungo in assoluto, ma anche nella scelta all’acquisto. Non solo più
abbigliamento, console di gioco, robot da cucina, Tv led, obiettivi,
fotocamere, notebook, smartphone, ultrabook, smartwatch…Da noi si sono aggiunti
alla lista stravaganti offerte… Mi è arrivata proprio ieri, on line, anche una promo Black Friday inneggiando prestiti personalizzati (Sigh!). Si, sto Black
Friday qui da noi si trascina ancora offrendo di tutto e di più…! Adesso si è pure materializzato, affiancandolo, Cyber Monday… Hops...! Scusate,
mentre scrivevo è diventato Cyber Week!... Ringraziando l’America per questo
inutile inquinamento di civilizzazione, vorrei riportare tutti noi a mettere
ordine alle originali manifestazioni celebrative a stelle e strisce che ci attraggono e ci fanno sognare, prendendo come spunto la famosa canzone di Renato Carosone...
“Tu vuo' fa' ll'americano mericano, mericano... ma si' nato in Italy! sient' a
mme: nun ce sta niente 'a fa...” Straordinario inno, in lode satirica, al processo di americanizzazione che sembra scritto ieri!
martedì 22 novembre 2016
Non c'è Vita senza Dono
In questi tempi sorprendentemente avari di bene, vi sono
attività febbrili, ardenti, stimolanti, che hanno la forza di innescare
desideri e passioni tali da farti pensare che se ti impegni, anche poco poco, puoi migliorare le cose di questo mondo. Ieri sera a Bergamo,
presso Saps Agnelli Cooking Lab, ho partecipato
alla cena, curata da Niko Romito, che la Onlus Mission Bambini di Milano ha
organizzato in collaborazione con la famiglia Agnelli di Bergamo della rinomata storica azienda che produce Pentole.
Per raccogliere fondi da destinare a nobili iniziative. Un momento autentico,
che si rinnova ogni fine anno, ormai da quattro anni con gli stessi interpreti, col desiderio di creare
un’occasione per stare insieme, piacevolmente, per donare a chi ne ha bisogno. Quest'anno per costruire e mettere in sicurezza alcune strutture d'accoglienza per i bambini del centro Italia colpiti dal terremoto. Dove l’estro di Niko Romito in cucina, con le su icone di gusto ad alta
definizione, ogni volta funziona meravigliosamente da edificante stimolo mitico
per i donatori! Se donare è una di quelle parole buone…, di cui non si può dire che
bene…., la stessa cosa vale per chi dona! E la vita del donatore è amore che mette in moto azioni. Come
quelle di Mission Bambini. Le sue azioni fino ad oggi sono come eterne
fotografie nell’anima incubatrice dei sogni per la vita.., la formula magica del
dono: 1.250.000 bambini aiutati, 1.355 progetti sostenuti, 72 paesi
coinvolti. Numeri che fanno riflettere su quanta gioia può impregnarsi
quella spugna che chiamiamo cuore…, attraverso il dono! Quel dono autentico che presuppone un vero altruismo! Mission Bambini ieri sera, nello spazio Pentole
Agnelli, trasformato ad Agorà del Bene, ha saputo di nuovo distribuire, con semplicità, questa prodigiosa
medicina dell’anima e del cuore. Anche un
beatificante viatico della mente, per chi c'era! Accompagnando il donatore in dimensioni umane
felici, in contrade di gioia indescrivibile….! Aprendo un nuovo solco in questa
terra, per lenire, per curare, lo strazio che c’è nella vita di tante persone!
Che bello pensare che grazie a ieri sera alcuni bambini potranno vivere la loro
vita con il sorriso…! Grazie a tutte le persone speciali presenti…! Ma soprattutto grazie agli straordinari medici, impegnati, extra lavoro, nella
Onlus milanese. Non si possono riassumere in poche righe certe cose eccezionali
che questi medici riescono a fare per i bambini bisognosi del mondo. Medici
volontari, dalla granitica filosofia morale, che nei periodi in cui potrebbero riposare, invece, girano per il mondo a innaffiare e
alimentare il legno della vita! Con atti intensi! Veri! Operando cuoricini
grandi come un mio pollice!! Medici dalla professionalità, perenne e vigorosa
come l’animo che li distingue, che, in sordina, a gratis, salvano vite di
neonati rimettendo in moto minuscoli cuori. Non me ne voglia l’infinita
fantasmagoria di odori e sapori della prelibata tavolozza culinaria preparata ieri sera da Niko
Romito con la sua brigata…, e nemmeno Maria Ida Avallone dell'azienda Villa Matilde che ha contribuito al piacere conviviale coi suoi straordinari vini..! Ma ieri sera ho avuto la fortuna di assaggiare un pezzo di quella
felicità paradisiaca, di quella gioia sconfinata, di quel frammento edenico,
inebriante, della vita, che solo il dono autentico sa procurare….
martedì 15 novembre 2016
Mangia, che cresci
L’imperativo “Mangia, che cresci” mi ha accompagnato per un
bel pezzo della mia giovane vita. …. Se dovessi
fare una sorta di bibliografia alimentare, di meditazione sul mio rapporto del
cibo con la crescita in altezza..., la mia vita in attesa dei centimetri che non
arrivavano mai..., non posso che ricordare “Mangia, che cresci”. Si, perché la
mia giovinezza è stata segnata da un rapporto costante, sofferto, sfuggente,
con la crescita, lenta…., anzi lentissima! Fonte di ossessione, squilibrio,
smarrimento, dolore. “Mangia, che
cresci", come l'utopia per diventare alto... Più per gli altri che per me, però, a dire
il vero. “Mangia che cresci”, infatti, è stato, per anni e anni, il midollo suggestivo..,
la sostanza vitale..., la religione..., soprattutto di chi mi stava vicino e mi voleva bene. Anche se me lo dicevano alla chetichella un po’ tutti. Tutti, elevati all'ordine di esperti della crescita, che mi nominavano, insieme, anche sto benedetto sviluppo come colpevole. Ho ingoiato di tutto e di più.., e anche la
bile non so quante volte, in vibrante attesa di sta benedetta crescita. Perché, sia
pure ritenendola assai improbabile, visto che me lo dicevano tutti, non ho mai
escluso l’eventualità. La colpa però, di tutta sta smania di farmi sempre dire "Mangia, che cresci" , è stata mia. La mia partita coi centimetri infatti l’ho aperta io quando
mi feci prendere dalla passione per la Pallacanestro. Facevo le prime classi elementari…,
andai a provare sto sport. Me ne innamorai. Del Basket mi piace la velocità,
il contatto fisico, la giocata a sorpresa. C’ho giocato, un po’ di anni. Ma la scarto in altezza era troppo… La mia
bassezza fisica non me lo permetteva. Nonostante la mia naturale attitudine a sto sport... Al palleggio, col controllo di palla con entrambe le mani, alla visione di gioco, alla
capacità di servire i compagni con passaggi smarcanti, al buon tiro a canestro.
Mi mancava il rimbalzo però! Mai riuscito a conquistarne
uno. Come pure non ho mai avuto la meglio su un “palla a due” (Sigh!!) E anche non ho mai
fatto un terzo tempo senza l’angoscia che qualcuno, solo dall’alto della sua
statura, mi umiliasse stoppandomi il tiro mentre io, paonazzo, ero tutto sollevato da terra... Che sofferenza le mie partite a Pallacanestro! Soprattutto quando difendevo, saltellando come un grillo senza riuscire ad ostruire i
passaggi degli avversari! Mentre loro, coetanei
più alti di me di almeno 20 centimetri, solo alzando le braccia riuscivano a
neutralizzarmi. Ricordo una fatica di Ercole alle partite! La bocca asciutta
che non mi lasciava mai per tutto il tempo. Il cuore che andava a mille senza che riuscissi a fare tutto quel che avrei voluto. “Mangia che cresci”, alla fine, era quello che mi sentivo dire in coro ogni volta uscito dal campo... Ogni volta l’incoraggiamento era lo stesso: “Mangia, che cresci”. Dopo un po’, sta cosa, per me era diventata come una presa per il culo...! Ma.., non mi sono mai arroccato sulla malinconia
rassegnata del basso! Nonostante quest’inquietudine, sempre di più per quelli che mi
volevano bene che mia, lambiva i limiti della paranoia. Anche perché io quando guardavo dall’altra parte della barricata, più in su del mio metro e qualcosa,
non invidiavo niente...! I primi ad opporsi con tutti i mezzi al destino che mi aveva spedito fra i bassi erano i Miei.
Che mi rimpinzavano di ogni bendidio, aspirando per me il paradiso dei
giganti... Che andavano a cercare in ogni dove, indulgente soddisfazione a sto problema... Non farmi
disarcionare quindi dalla bassezza, per me, è stato un esercizio gratificante su cui
mi sono ben allenato... Con buona pace della cocciuta speranza di tutti quelli che esercitavano su di me sto mantra, “Mangia, Che cresci”, come una forma di rodeo mentale…! E la mia “piccola” gloria sportiva l’ho avuta lo stesso... Col Calcio!
Chi m’ha visto giocare a pallone dice che ero un campioncino (Sigh!). Un po’
troppo “geloso” della palla, visto che la trattenevo tra i miei piedi più del
dovuto…, ma ero un buon numero 10..., con occhi avanti e dietro. Quello che sapeva far girare la palla in
campo ed una buona visione del gioco insomma…. In più, come le mani per il Basket, avevo tutti e due i piedi buoni! Mi piaceva
scartare, lanciare, tirare punizioni e anche i rigori… Ci riuscivo bene! Credo
di aver sbagliato pochi tiri dal dischetto, tirandone tantissimi. A Calcio ho smesso di giocare a metà degli anni ’80, quando in campo mimavo Platinì nel lanciare le punte e
nel tirare le punizioni. Quelle dal limite dell’area che calciavo con l'interno del piede, indifferentemente destro o sinistro, facendo girare, e
scendere di colpo la palla, infilandola in rete all’incrocio dei pali. Qualche soddisfazione
giocando a calcio, me la sono presa…Qualche campionato o torneo estivo l'ho vinto. Come ho vinto anche qualche "trofeuccio" personale da capocannoniere o da miglior giocatore. Conservo con orgoglio ancora immagini e qualche articoletto di stampa locale che parla delle mie giocate... La sfida coi centimetri non l’ho vinta, ma manco del tutto perduta.... Forza Enri!
martedì 8 novembre 2016
Punto di non ritorno
Lewis Thomas (1913-1993 medico e scrittore), parecchio tempo fa mi ha fatto scoprire la parola “Dghem”, l’antico termine indo-europeo
corrispondente a “Madre Terra”. E la filosofia che sta alla base della Madre
Terra che dona la vita, col suo terreno fertile! Credo di aver ha assorbito
bene, (forse, troppo.., Sigh! ), il concetto di terra vivente a tal punto che mi
impegno da sempre per la causa! O comunque, quanto basta, per farne il mio stile di vita quotidiano e anche motivo
di insegnamento per mio figlio Enrico! Proprio a lui, che vive liberamente il suo amore per la natura, da un po' di tempo tento di spiegargli, nel
mio forcing pedagogico, come le diverse generazioni umane, dalla nascita,
partecipano all’evoluzione della terra…Di come possiamo entrare in un rapporto
profondamente significativo e creativo con essa…, di come riuscire a definire
con lei un rapporto fondamentale…, di come la terra sia un insieme
co-dipendente ed armonioso se rispettata… Mi prodigo, senza rompergli troppo i
maroni però, per rafforzare la sua relazione con la terra nei semplici gesti
quotidiani. Cercando di fargli capire le utili forme di interazione che tengono
unito il tessuto del sistema naturale da cui dipende la qualità della vita. In
poche parole, tento di creargli modelli di relazione fra lui, la terra, la
vita. In cambio, Enrico, mi interroga sulle origini della terra…, su com’era…,
su com’è…, su come si sta trasformando… In questo periodo lo fa un po’ più
insistentemente… Probabilmente perché tra le sue materie scolastiche, (fa
terza elementare), la “new entry” Scienze lo ha conquistato così tanto da fargli dire,
oggi, che da grande vorrebbe fare lo scienziato. O forse perché è attento alle ultime
notizie che parlano di lesioni alla Terra e all’uomo consumati da terremoti,
da trombe d’aria, da tornadi, da inondazioni… La sua curiosità sull’argomento e le sue scrupolose domande sulla terra e sui fenomeni della natura, lo spingono a volte in ragionamenti fantascientifici, da cartoni animati dei Supereroi…, arricchiti oltre ogni limite dalla sua creativa immaginazione e dal suo sentimento. Capirete quindi la mia difficoltà a mettere in piedi risposte, esperimenti, esempi, credibili per le sue "precise" domande su uno e sull’altro
fenomeno. Ma anche sulle proprietà del nostro Pianeta, sui cambiamenti climatici…! Così per un po' di giorni mi
sono attorcigliato sul ragionamento, cercando appigli un po' dappertutto per fargli capire le cause dell'effetto serra dell'atmosfera, il
surriscaldamento dovuto alle pratiche umane, all'utilizzo dei combustibili fossili,
alla deforestazione, all'allevamento, all'agricoltura intensiva…..Fino a
quando la sua infinita curiosità sull’argomento, e le riserve dimostrate alle
mie spiegazioni, mi hanno spinto a cercare aiuto... E’ così che ho scovato "Punto di non ritorno”, “Before the Flood”! Un bel documentario girato da Leonardo
Di Caprio postato su You
Tube da National Geographic. "Punto di non ritorno" fornisce, in modo chiaro, tutte le risposte che avevo cercato per Enrico. Su come il riscaldamento
globale sta cambiando la Terra, su quali sono le sue cause e che cosa possiamo
ancora fare per ridurne gli effetti. Con immagini che sul piccolo schermo si succedono con ritmo da
produzione hollywoodiana... Enrico ed io, abbiamo passato un’ora
e mezza concentrati sul tema con Di Caprio a ipnotizzarci come in un film. Con
Enrico che guardando con attenzione lo scioglimento dei ghiacciai della
Groenlandia, le foreste incenerite dell’Indonesia, le strade inquinate di Pechino, cercava i miei occhi, ma senza domandarmi…Dicendo, non dicendo, che finalmente aveva capito...! Che se continua così, ci
siamo giocati il pianeta...
Iscriviti a:
Post (Atom)