giovedì 23 aprile 2020

Educazione Morale Diffusa

La rapidità e la fretta sono stati tra i caratteri salienti del nostro tempo prima di questo stop forzato. D'altronde senza bussola il pensiero umano naviga qua e là, secondo se il vento soffia da una parte o dall’altra…. In questo periodo fortemente rallentato l'attenzione è rivolta soprattutto della nostra amata Terra, a cui ieri è stata dedicata la giornata mondiale. Oggi, non c’è habitat sulla terra che non sia stato gravemente danneggiato dall’uomo…., oggi l’universo è in pezzi... Nei vari discorsi escono fuori questi pensieri. Di colpo, emergono i nostri bisogni di salute, di cibo naturale, di riparo, di relazioni, di attenzione e rispetto verso la Terra. Questo maledetto, o forse per alcuni versi benedetto, virus ce li espone davanti agli occhi ogni volta per convincerci a scriverli nel nuovo libro della vita. Per farci percorrere una nuova stagione di consapevolezza ecologica in cui abbiamo la possibilità di sanare la nostra relazione con la Terra. Partendo da un’ecologia della mente, da un’ecologia del cuore, dove riusciamo a controllare il nostro istinto aggressivo, di esclusione, di distruzione e favorire invece la dimensione della solidarietà, della collaborazione, dell’armonizzazione dei rapporti tra di noi e con gli esseri che sono intorno a noi. In questo nostro tempo di colore oscuro - pieno di gemebondi predicatori della sciagura universale e irreparabile, di cogitabondi solutori di problemi insolubili, di critici dilettanti ed impotenti - spero in una Educazione Morale Diffusa. Feconda, pratica di risultati e confortatrice anche. In una sterzata che dia almeno l’illusione e la speranza per una nuova forma di sperimentare il mondo e dire, anche se tardi, ma in tempo, di aver finalmente trovato la strada. Io non vedo l’ora di uscire all’aperto. Per passare di nuovo del tempo a raccogliere suoni, odori, visioni, contatti. Li ho sempre considerati come la comunicazione della Terra vivente che mi circonda e mi abbraccia. Non vedo l’ora di rigenerarmi così. Di respirarla profondamente e assorbire di nuovo tutto.

mercoledì 15 aprile 2020

Anti-melanconici

A Palermo, per celebrare la recente Pasqua, è stata organizzata una vera e propria festa con grigliata sul terrazzo condominiale. In puro stile far west, viste anche le restrizioni vigenti. Non intendevo proprio questo con il mio precedente post sulla rinnovata alleanza tra condomini…. Però....! Sfido chi non ha dell’Italia e degli italiani un’immagine festosa. E ancor più dei meridionali. E’ una formazione sociale che ci accomuna ai brasiliani. E' una sorta di patologia endemica: il caos gradevole è la nostra aspirazione. Quanto successo a Palermo non è, come è stato descritto, l’infernale meridione italiano. Il tetto del palazzo per quelle famiglie palermitane (magari erano solo due nuclei, ma numerosi….), per un giorno è diventata una passerella. Una galleria, un bar, una sala da ballo, una palestra, un ristorante, un mercato…. Che da tempo non si possono frequentare come invece si fa sempre in tempi normali. Un antidepressivo sociale, insomma. D'altronde si sa, noi del sud amiamo il rito collettivo e tutti i suoi aspetti barbarici. Per noi i giorni di festa non sono fatti per riposare, ma per partecipare. Probabilmente perché la storia, antica e moderna, ci ha lasciato profonde cicatrici. Intendiamoci, non intendo giustificare quanto accaduto a Palermo. Ma non si può nemmeno negare che tra i miei conterranei le restrizioni non sono ben recepite, se pensiamo anche solo alle cinture di sicurezza che lì sono considerate camicia di forza! Perché noi meridionali, più di tutti, conosciamo gli effetti nefasti di un ambiente melanconico…, e così ne fuggiamo. Siamo anti-melanconici! E come affermava il filosofo del 16° secolo Tommaso Campanella,“... gli abitanti de’ La città del Sole aborrono e sconfiggono le ombre, vestono una camisa bianca di lino e rifiutano il colore nero”.

lunedì 6 aprile 2020

Il condominio, avvicinatore sociale

La vita di tutti è cambiata, o per lo meno sta cambiando. Il male della nostra epoca è che siamo arrivati ad un punto in cui il contenuto è più voluminoso del contenitore. Il troppo stroppia, come si dice. Il vaso della società politica e civile ha esondato e si sta sgretolando. Si è alterato l’equilibrio su cui si reggeva il fragile “castello di carta” del sistema delle libertà, spostandone l’area, in cui esse si esercitano, su due piani falsati: quello globale, dove libertà economiche e informazione agiscono senza controlli, e quello nazionale, locale, dove sopravvivono - ma più deboli ed indifese - tutte le altre libertà. Per fortuna, noi italiani, nella tragedia che ci sta attraversando, ci stiamo riscoprendo un popolo unito anche nella convivenza, forzata, che limita la nostra libertà fra le “quattro mura”. Penso a quelle persone che vivono in un condominio, in un palazzo, in uno stabile, chiamatelo come volete. Che io, da ex pentito, ho sempre considerato un luogo istruttivo. Il condominio oggi ha ammorbidito i cuori, si è riscoperto il luogo dove si sta bene con gli altri, la piazza civile dove ritrovarsi. Il durismo condominiale è morto. Se prima il condominio era il luogo in cui ci si chiudeva per non vedere nessuno, per sospettare, per protestare, dove la vicinanza con gli altri diventava una fonte di irritazione, oggi è cambiato. La convivenza in condominio non è più incubatrice di deliri. Ha ripreso la sua carica sociale emotiva. Non danno più fastidio i rumori oltre il muro, gli ascensori che non arrivano, lo sgocciolio dei balconi, i cigolii della notte. Il condominio non è più un luogo del controspionaggio. Ci si saluta, ci si parla di nuovo fra condomini: c’è connessione, c'è complicità d’intesa, anche. Gli animali d'appartamento, cause di diatribe infinite, sono diventati complici di alleanze tra vicini per uscire a turno in cortile e prendere una boccata d’aria. Da palestra di diffidenza il condominio si è trasformato in palestra di confidenza. Avamposto per scambiarsi informazioni e, alla bisogna, anche alcuni beni primari come sale, zucchero, pane, farina, uova, latte, caffè…. Il condominio si sta dimostrando un esemplare interessante di solidarietà continuata, con i gesti naturali che riempiono la vita delle persone. In questo momento particolare c’è senso di appartenenza, si fa squadra. Spero vivamente però, che nessuno pensi di liberare il proprio ego creativo per inventarsi delle mascherine col logo del condominio, come tendenza vuole, per dare al prossimo un maggiore segnale di esistenza e di presenza all’interno di questa giostra.

lunedì 30 marzo 2020

Instagram cuisine

Secondo Bertoldo – eroe contadino – il giorno più lungo è quello che” si sta senza mangiare”, perché il ventre vuoto dilata la misura del tempo indefinitamente, allargandola come una vescica mostruosamente rigonfia. In poche parole: a pancia vuota il tempo non passa e si soffre pure. Di questi giorni “più lunghi”, sembra che del cucinare in diretta Instagram, più che del mangiare, non si possa fare a meno. Sembra che ciò di più bello ci possa esserci al mondo in sto momento, sia affondare le mani in qualche impasto, sbucciare patate e cipolle, affettare ortaggi in genere, sbattere le uova…. E cuocere, infornare, spadellare, preparare ricette insomma. Diciamo che in questo modo si sta apprendendo la dimensione temporale per cui l’attesa è necessaria solo per far lievitare un impasto, riscaldare l’olio al punto giusto per friggere, per fare il bagnomaria…. Ogni giorno su Instagram, unico strumento social che io riesco, in qualche modo, a “interpretare”, assisto a preparazioni culinarie in cui la gente si sente finalmente felice. Il tempo le scorre. Nel cucinare su Instagram la gente ritrova quella saldezza che le impedisce di essere turbata. In queste "cucine a cielo aperto", in cui primeggiano certi attrezzi che appartengono alla sfera del meraviglioso, del magico, e altri che oscillano tra il vintage da rottamare e l’inutilità, si consuma il rito delle ore felici. A metà tra contemplazione narcisistica ed esaltazione dionisiaca. Si consuma un processo di umanizzazione del ”cucino come sono” e si dimostra che siamo i maggiori produttori mondiali di sensazioni. La cucina di Instagram sembra sia rimasto il luogo dove si parla di sentimenti, di tempi e abitudini che innovano anche gli “spazi “sociali”. Dove a fare da mattatore sono il numero dei “mi piace”, che riscrivono le mitologie della socialità e diventano la giusta ricompensa dell’Ora et labora quotidiano per i protagonisti. Le preparazioni, quella della gente comune, non degli chef, parlano di ricette della nonna, della mamma, della cucina tramandata. Cucinare, come chi ti ha dato le origini, contribuisce in un certo modo a placare i morsi di questo periodo e della nostalgia, come se, insieme al cibo e alle tecniche di preparazione tradizionali, si tenesse con se, in questo “nuovo mondo” delle quattro mura, anche gli affetti, i famigliari, gli amici…. D'altronde la nostalgia, uno dei termini e dei concetti più belli e affascinanti coniati in epoca moderna, racconta l’inquietudine e lo spaesamento, evoca esplosioni e frantumazioni di tempi e di luoghi, lacerazioni e dispersioni, individuali e collettive, partenze, fughe, ritorni, abbandoni, perdite, rinascite.

lunedì 16 marzo 2020

L'ordine giusto

Si sa com’è un racconto: niente in esso è vero e tutto è vero. Cose della vita vissuta, fatti accaduti, gesti e parole di persone conosciute prendono un ordine diverso e si mischiano con altro. Ci penso mentre lo sto scrivendo, in piena emergenza Covid19, (mai avrei pensato di dedicargli un ulteriore spazio su Morsi di Gusto…), e la luce del giorno comincia a filtrare per la vetrata del mio studio. Da 20 giorni questa scena la inquadro in maniera diversa rispetto al passato: spero, ogni volta, che la nuova luce non sia foriera di nuove paure. Anche se questo sentimento dura poco. Fino a quando, con gli occhi, attraverso il giardino, scruto gli orti di Bra, la Langa, il Monviso, e lo sgomento iniziale si tramuta in emozione felice. L’anomalia del Coronovirus con la complicazione pratica, capace di sommovimenti profondi, radicali, della nostra vita, mi sta insegnando che è importante non farsi disarcionare dalla paura e a non cavalcare il caos dei pensieri. L’Italia è un paese di gente che ama stare insieme, abbiamo facilità di relazione che usiamo per stabilire rapporti. Ma esiste un bene superiore al quale è legittimo sacrificare qualcosa: è la nostra vita e quella degli altri. Lo so che le regole possono essere giudicate pedanti e le infrazioni attraenti. Ma in questo tempo falsato e costretto dal Covid19, non si deve pensare di prendersi una vacanza dagli impegni, soprattutto morali. Questa Italia imprevedibile, deve continuare ad essere un luogo speciale. Invito quindi quei professionisti spavaldi dell’anarchia, che schifano e sfidano le regole, di mettere da parte l’orgoglio dell’intelligenza che li spinge a cercare inutili circonvallazioni e non sottrarsi alle virtù nazionali. Rimanete a casa. Proteggetevi e proteggete i vostri cari.

mercoledì 26 febbraio 2020

Riprendiamoci la nostra vita

Stavamo di nuovo viaggiando a mille. Almeno così sembrava. Invece il percorso si è infranto. La testa degli italiani, adesso, al tempo del Coronavirus, si può dichiarare a tutti gli effetti disturbata, persa. Si sa, noi italiani abbiamo sempre avuto il timore di scoprire verità scomode, ma mai come oggi abbiamo abbandonato qualsiasi reazione come se fossimo telecomandati da una regia esterna che ci guida in manovre assurde. Siamo in pieno periodo d’allarmismo ansioso. La paura dell’epidemia Coronavirus sta fissando delle regole demenziali: della strada, del lavoro, dell’ufficio, della scuola, del supermercato, dei treni, degli aerei, dei teatri, dei cinema degli eventi, delle manifestazioni, dei ristoranti, delle cure, e dell’amore pure. Niente è più come prima. Pazienza avessimo almeno l’esclusiva europea! Invece a quanto pare no, anche se gli altri ce la vogliono affibbiare. La solitudine degli stadi e delle chiese, due totem opposti di aggregazione sociale, è inquietante, purtroppo, e rende la realtà attuale. Uno spettro si aggira per l’Italia. Ci ossessiona un virus straniero di cui si sa che è pericoloso, ma non si sa quanto perché non esiste ancora il vaccino. Siamo ossessionati dall'incontro. Di un anonimo, forse ben conosciuto, potenziale untore. Col paradosso, di più, incredibile, che oggi è il sud che non vuole il nord. Vorremmo fare tutti il tampone, perenne! Ci sono migliaia di persone impegnate, a turno, a presidiare territori infettati e infettanti, rendendoli invalicabili da internamente ed esternamente. Medici al lavoro che sognano da giorni casa propria e gente che lavora a casa propria, sognando l'ufficio! Mentre la maggior parte del paese svaligia supermercati per fare scorte di cibo e disinfettanti. Mah…! Nel 2020 siamo stati catapultati indietro di 100 anni. Quando nel 1918 il mondo fu pervaso dall'influenza Spagnola. Il ricordo della Spagnola scatenato da alcuni media, ma non ce n’era bisogno visto che solo la storia lo può raccontare, ha rimesso in pista paure ataviche…. So che è difficile pensarlo e farlo. Ma riprendiamoci la fase dell’ottimismo italiano distratto e della preoccupazione affettuosa che ci ha sempre distinto. Consapevoli che l’Italia è nostra. Teniamo conto di questo! Ritorniamo a quell'atmosfera, felice e leggera, alle attività, alle abitudini che formano la nostra vita. Mantenendo la nostra solita forma di privatizzazione sentimentale che alla fine è il nostro senso di responsabilità.

lunedì 27 gennaio 2020

Corona's days

In questo universo sobrio e severo, non sono consentiti svaghi prolungati. In una settimana è successo l’inferno. Per colpa della “corona”, anzi di due corone ben distinte. Due casi allarmanti. Quello inglese, gonfia di umori giovanili, con Harry e Megan che si sono dimessi dalla Corona Reale e hanno traslocato in Canada, e quello cinese col caso del Corona Virus che sta mortificando la Cina…, se non altro per come la malattia si è trasmessa all’uomo, (prima dicevano da un serpente che ha mangiato un pipistrello che a sua volta a deiettato su qualche cinese, ora, ancora più imbarazzante, si dice per colpa di esperimenti chimici a scopo militare). Ma andiamo per ordine. Il vecchio impero inglese sta agonizzando. La sua fine è segnata. Il lungo romanzo britannico è arrivato all’ultimo capitolo. La notizia che l’ex principino Harry intende mollare la Nonna e tutti i suoi sudditi ha immalinconito mezzo mondo e rallegrato l’altra metà. Sto nipote di Elizabeth, impettito, irrequieto, disancorato, che ha dato di testa licenziandosi da Buckingham Palace senza una vera causa, se non quella di farsi gli affari suoi, ha riempito per giorni i palinsesti dei media che cercavano, ciascuno, di farne una ragione. Io mi sono fatto la mia e ve la spiego, ma non pretendo che la pensiate allo stesso modo. Il principino Harry, nazionalista inglese, è innanzitutto un romantico. Non solo attaccato alla corona e a Megan con tutto ciò che lei rappresenta. Sto pezzo d’uomo, infatti, che è stato anche un rappresentante militare del Regno Unito, ad un certo punto, approfondendo la storia del suo paese, scopre che il Canada fu dominio inglese fino alla sua indipendenza avvenuta nel 1931 e che durante la guerra Anglo-americana, la colonia canadese fu una pedina importante della Gran Bretagna nella guerra contro gli Stati Uniti… Harry, a sto punto, assillato dal ruolo del fratello, futuro regnante senza far niente, ha avuto un’impennata di orgoglio e ha pensato di fare invece lui qualcosa di epico per il Regno Unito, (che tanto unito non è più: leggi anche Bretix), e andarsi a riprendere quel che quasi un secolo fa gli era stato tolto! Vedremo come finirà. Mentre si consumava sto patetico quadretto della corona inglese, siamo stati fiondati nel dramma più tragico e micidiale dell’altra corona, la Corona Virus cinese. Dalla Corona epica si è passati alla Corona epidemica. Si sa: la Cina è un paese che conosciamo poco, ma che consumiamo molto. Un Paese indaffarato a produrre di tutto e di più e ad esportare a più non posso. Sappiamo però che primeggiano anche per i virus mortali epidemici, oltre sto Corona Virus anche la Sars. Ve la ricordate? Drammatica e dirompente, fu causata da piccoli animali mammiferi e invase il mondo qualche anno fa! Dei cinesi si dice di tutto come anche dei meridionali, altra razza maledetta (per alcuni, anche molti): sudici, spietati, malavitosi, briganti…. Non oziosi, però, come invece si pensa ancora dei terroni. Mi ricordo che in un mio soggiorno di qualche anno fa a Pechino, quando arrivai in albergo mi affacciai alla finestra della mia stanza al 15° piano e vidi un fazzoletto di terra, grande come 4 campi da calcio, cosparso di putrelle di ferro con uomini e gru, come formiche, che stavano lavorando. Dopo una settimana su quel terreno erano già stati tirati su 4 piani di quello che doveva diventare un grattacielo. Per questo non mi sorprende che a Wuhan, il luogo della “peste”, abbiano deciso di costruire in una settimana un ospedale specializzato in malattie virali. Se penso che il nuovo ospedale Alba – Bra è in costruzione da oltre dieci anni e non si sa ancora quando lo finiranno, nonostante la montagna di soldi spesi, mi sa che anche al nord qualche esame di coscienza sulla terronità diffusa bisognerebbe farsela……!?!? Ma torniamo a Corona Virus che è riuscito a far evaporare i festeggiamenti del Capodanno cinese, chiudere la Muraglia Cinese e fatto emergere diavoli inquietanti e malefici. Il drammatico e dirompente fenomeno epidemico è ormai mondiale. Il cinese in sti giorni è diventato ancora più inquietante, dappertutto. Come anche quelli che arrivano dalla Cina e cinesi non lo sono. Se li conosci li eviti. Siamo al paradosso che le posizioni razziali vengono affermate anche senza razza. Propongo, per alleggerire il momento del Corona's Days, sia inglese che cinese, una sbronza felice. Dove trionfano i campioni dello spasso, della trasgressione bonaria, del giro di vite in leggerezza, per arrivare con tutto il cuore, una volta smaltita la sbronza, ad essere pari e patta con tutti.