E' successo domenica, in Austria, a Bad Kleinkirchheim, nella
profonda Carinzia, sulla pista intitolata al leggendario Franz Klammer. Una
pista difficilissima, tutta curve, ripidi pendii e soprattutto un fondo
ghiacciato. Prima Sofia Goggia in 1.04.00, seconda Federica Brignone in 1.05.10
e terza Nadia Fanchini in 1.05.45. Grandi! Che spettacolo! Podio tutto italiano, tutte
femmine! Giornata storica il 14 gennaio, senza precedenti per lo sci azzurro. Ho goduto come un mandrillo. Amo la montagna. La amo e la stimo, ma non la scio.
Lo sci l’ho praticato veramente poco, giusto un paio di volte. Da giovincello
spudorato, pensavo fosse semplice. Mi ricordo la prima volta. Pura
improvvisazione. Andai ad Artesina con amici più grandi e sgamati. Con l’entusiasmo di voler sfoggiare sulle
piste innevate il mio piumino G.A. a strisce rosse e blu, con sulle
spalle una mega aquila…, talmente grande che inquietava persino… Giornata di
sole splendido. Affittai scarponi e sci e decisi che avrei sciato coi
jeans e il piumino col logo dell’Aquila. Indossavo anche i Cèbè a specchio, color arancio, che ancora conservo. Mi sentivo fighissimo! Pensavo di sfidare per la prima volta le piste, così. Intraprendenza, fiducia e fantasia non mi sono
mai mancati. Il mio stile G.A. si rovinò alla prima presa dello skilift che avrò perso almeno 4/5 volte prima di arrivare con fatica e mezzo marcio alla prima cima. A scendere ancora peggio. Più che sciare scivolavo…, lanciato come
un proiettile…, mentre imprecavo come un pazzo pista alla gente che
sfioravo o centravo rovinosamente. Mi ricordo non so quanti tuffi nel vuoto e drammatiche capriole sulla
neve… Gli sci sparsi per la pista, la faccia piantata per terra… gli
occhiali sbrindellati. Mi ricordo che testardamente però non mollai e mi abbandonai incondizionatamente agli eventi. In trance, sugli sciolinatissimi sci, continuai a scivolare, a cadere, a rialzarmi, ancora per ore e ore. All’ultima interminabile
discesa, confuso, bagnato, distrutto, surgelato, mi precipitai dagli amici che mi avevano accompagnato e salii sull’auto coi
brividi di freddo dappertutto. Una volta dentro, col riscaldamento acceso a
manetta, mi spogliai di tutto. Rimasi anche senza mutande che misi ad
asciugare col resto, in ognidove dell'abitacolo, dopo averli liberati dai residui di ghiaccio…. Al casello
autostradale di Mondovì e a quello di Marene, qualche casellante, (quello che
rilasciava il biglietto all’ingresso e quello che riscuoteva all’uscita),
dovrebbe ricordarsi quel penoso quadretto sulla 127 coi vetri appannati....
martedì 16 gennaio 2018
mercoledì 10 gennaio 2018
2018: anno del Cibo italiano
Il 2018 è l’anno nazionale del cibo italiano. La sfida di quest'anno dove si deve dimostrare che ogni parte d'Italia offre prodotti campioni mondiali del gusto, ed entusiasmi bucolici, è aperta. Da sto mese
prenderanno il via manifestazioni, iniziative, eventi, legati alla cultura e
alla tradizione enogastronomica del nostro bel Paese. L’ennesimo uso sociale
del Cibo! Che sta scatenando, inevitabilmente, un notevole campanilismo da
parte di chi, in ogniddove di questo straordinario serbatoio alimentare che è
l’Italia, vuole far proprio l’appellativo in questione. Fateci caso. Dall'annuncio, ogni
giorno, si fa a gara a chi indica come proprio il centro genetico del
miglior Cibo italiano.... A chi ce l'ha più...., buono! Contemporaneamente si cerca di mettere in piedi, su questa vertigine offerta
di Cibo italiano, un mosaico culinario che darà vita ad una varietà
incontrollabile di iniziative, grandi e piccole, che, a confronto, il numero delle fiere paesane che si consumano ogni anno in lungo e in largo per l'Italia, sembrano il nulla. Sull'entusiasmo, assisteremo alla nascita di nuovi gruppi che, al coro
di “è nostro il vero Cibo italiano”, innescheranno, inesorabilmente, imprevedibili
lotte intestine... Avanzeranno, su sto inno, nuove ideologie culinarie e
pratiche gastronomiche nutrizionali ispirate al tema….! Si amplificherà la già sostenuta filosofia che gravita intorno
al tessuto culinario italiano, con ulteriori meditazioni e masturbazioni mentali
intorno al gusto, alla qualità, all’unicità, del Cibo italiano.... Nel 2018, prepariamoci ancora di più, ci
somministreranno allucinazioni olfattive e nuovi paradisi gustativi alla faccia di sto anno del Cibo
italiano! Ormai è fatta…. In un momento in cui il cibo italiano di tutto avrebbe bisogno meno che un anno ad esso dedicato, i nostri governanti se ne escono con sta ingegnosa mossa seduttrice. E usano la “scienza della gola”, per
somministrare labili e modestissimi piaceri, tentando di alleviare così le
innumerevoli tribolazioni sociali moderne. Propongo per il 2019 l'anno del buon senso, magari anche civico!
venerdì 15 dicembre 2017
Natale
Mancano
dieci giorni a Natale. Che fatica! Pare che ci sia sempre molto tempo prima di
arrivarci - colpa di alcune pubblicità che per mesi e mesi ti
martellano con messaggi del Natale che è vicino - e invece tra poco è Natale.
Amo il Natale. E la festa degli affetti. Da gagno il Natale significava
regali, zampognari, Gesù Bambino, Presepe, Pastorale, parenti, amici, nottate,
tombola, cibo a manetta, torrone e panettone. Adesso è anche una fatica. Perché da “grande”
significa, soprattutto, fare regali. Così, vicino al Natale, adesso entro in
stato di agitazione crescente… Brancolo nel buio. C’ho sto chiodo fisso dei
regali da fare…. Che alla fine sono scambi, quasi mai alla pari…, purtroppo, mai
azzeccati! Che senso ha tu fai una cosa a me e io faccio una cosa a te…? Mah? Dirò
una cosa banale, ma sostengo da sempre che sarebbe più facile che ciascuno si
comprasse quel che desidera. E invece mi devo scervellare per indovinare gusti,
colori, forme…., per sbalordire chi riceverà il dono, senza farmi sgamare. Il
mio pensiero fisso per giorni e giorni è cercare di capire qual è il regalo da
fare senza che il destinatario lo sospetti. Comincio a lavorare nella massima segretezza,
cercando complici silenti…, esplorando alla 007 ogni minima mossa. Lancio parole
“a muzzo”, con apparente non curanza, spiando trepidante le reazioni. Faccio
domande senza senso apparente, mettendo assieme strani grovigli di cose dette e
non dette…, divento scrutatore attento, guardone, dei miei destinatari! Alla fine,
ogni volta, sfinito, getto la spugna. E per rilassare i miei sfinteri dell’anima,
senza sconvolgere i punti cardinali della buona chimica della generosità del
Natale, con coscienzioso sforzo di chi ha dato tutto, e schiavo del buon senso
di chi non vuole sbagliare mai, mi dichiaro umilmente… “cosa ti piacerebbe
ricevere sotto l’Albero?”.
giovedì 30 novembre 2017
Dalla parte del torto
Viviamo affogati in un brodo planetario di informazioni. E' la società della conoscenza, del potentemente e permanentemente connessi. Noi tutti sappiamo quanto l'informazione-comunicazione sia la parte portante della nostra economia e quanto questa a volte sia esasperatamente sovradimensionata anche di inutilità. Sappiamo anche, purtroppo, che la stampa Libera non esiste più da un pezzo, soffocata da questo o da quel padrone. E come i social network rappresentino ormai il palcoscenico su cui tanti, troppi, vogliono diventare protagonisti della narrazione a tutti i costi. Dimenticando che narrare vuol dire raccontare... Fare cronaca..., di quel che si conosce, di quel che si è toccato con mano, che si è visto, di cui si è documentato, della verità. Invece la comunicazione moderna si sta riducendo a svolgere il lavoro al contrario: si inventa una notizia "balla", una Fake New - termine molto d'attualità - e poi, come rabdomanti, ne cerchiamo corrispondenza. In un circuito perverso che ormai si autoalimenta con i "condividi", i "mi piace", dettati soprattutto dall'abitudine di non approfondire. Senza pensare a quali conseguenze questo fattore porta alla nostra vita di relazioni, di affetti, e nella nostra percezione della storia della società, della realtà in cui viviamo. L'altra sera a Parma durante una cena di lavoro ho incontrato alcuni interessanti personaggi di un'associazione culturale, "dalla parte del torto", che con lo stesso nome produce anche un periodico, in bianco e nero e carta semplice, del territorio parmense. Questo gruppo di intellettuali che definirei "resistenti nonostante", ho scoperto invece che hanno mantenuto vivo lo spirito di non smarrirsi in questo maremagnum della comunicazione "inculturale moderna", calandosi nella realtà che vogliono contribuire a trasformare, migliorare..., liberare. L'Associazione Culturale in questione, cita, come sue mission, quelle di "studiare, approfondire e dibattere i principali problemi
culturali, politici, economici e sociali che interessano la società moderna e
la realtà locale; promuovere ricerche, dibattiti, inchieste, studi, convegni
sull’attuale situazione politica e le tendenze in atto nel campo politico,
economico e sociale; curare la pubblicazione e diffusione di ricerche e studi sui
predetti problemi; curare la pubblicazione di un periodico specifico su
problemi culturali, sociali e politici locali e nazionali. costruire un servizio di collegamento e di consultazione con analoghe
associazioni". L'Associazione Culturale "dalla parte del torto", come il suo periodico, ha adottato come Pay Off la nota citazione di Bertolt Brecht: "ci mettiamo dalla parte del torto, in mancanza di un altro posto in cui metterci". Che esprime in pieno la loro anomale identità e la voglia di fare qualcosa di speciale, di esigente. Qualcosa che va oltre l'informazione...., che va oltre l'abracadabra della comunicazione. Un giornalismo gustoso, con il garbo dell'intelligenza, della passione, dell'ironia, della tenerezza.
giovedì 23 novembre 2017
Napoletani 1-2-3
Amo Napoli. E'' un laboratorio unico al mondo. E amo i Napoletani, ne ho amici fantastici! Il Napoletano, (non scopro niente), è eccezionale. E' intelligente, è socievole, è sensibile, è generoso, è elastico....Il Napoletano è vocato al compromesso... Essere Napoletani è un lavoro a tempo pieno! Ne sono ancora più convinto dopo i quattro giorni trascorsi a Napoli per lavoro. Sorrisi pronti, occhi svegli, eleganza nei modi, i Napoletani promettono subito attenzione, rassicurazione, sollievo. E solo gli ingenui possono pensare che Napoli è confusione... Invece è spettacolo! Con forme di esibizioni, improvvisate straordinariamente, interpretate da attori di talento. Gente cordiale, ricca di girandole di fantasia... Gente che a volte diventa indisciplinata, ancor più che la media italiana, credo proprio per questa inclinazione allo spettacolo... con fare sofisticato, attraverso i gesti, le voci, gli sguardi, i suoni... Ahhh, i suoni! Il clacson ne è l'emblema di uno dei modi di esprimersi dei Napoletani. E' lo strumento espressivo più democratico..., allusivo..., a volte anche offensivo, della Città! A Napoli il clacson non è disturbo della quiete pubblica: è strumento di virtuosismo a cui non si può rinunciare. Non sono l'unico ad averlo notato. E noi tutti quando guidiamo a Napoli, in mezzo a sto traffico simpaticamente isterico, ci scopriamo napoletani... Ammirando pure il distacco filosofico della tollerante polizia municipale! Di seguito vi racconto alcune cose che mi sono capitate in sti giorni..., di come la vita a Napoli assuma le forme di una rappresentazione.
Napoletani 1
Sabato scorso, appena arrivato in aeroporto prendo l'"Alibus" per il centro. Salgo e chiedo subito informazioni se esiste una fermata vicina all'albergo dove avevo prenotato. L'indicazione che mi viene data dall'autista è di scendere a Piazza Garibaldi e poi prendere il 151:"si ferma proprio a due passi..., poi chiedete.." - sentenzia. Sul 151, stessa storia, chiedo all'autista qual'è la fermata più vicina all'albergo: "dottore non si preoccupi, quando sarà ora gliela indico..., poi scendete e chiedete". Il tempo di voltarmi per prendere posto e mi si avvicina un signore distinto sulla sessantina: " Se volete vi indico io quando scendere... vado dalla stessa parte...., se volete vi accompagno...". Meravigliato da tanta attenzione lo ringrazio e ci sediamo uno di fronte all'altro. Per i dieci minuti di viaggio, non ci siamo detti una sola parola. Alla fermata, una volta scesi, finalmente mi parla: "dobbiamo prendere un ascensore..., poi attraversiamo Piazza del Plebiscito..., 200 metri e siamo arrivati". "Ok, grazie" - gli dico. Superata Piazza Plebiscito, con lui davanti a guidare ed io dietro, appena svoltiamo per una traversa che porta sul lungo mare il mio accompagnatore di scatto si gira e mi dice: "Evvero che lei stamattina non ha ancora preso il caffè a Napoli?... Adesso ci prendiamo un bel caffè e un buon cornetto...!". "Oh si, grazie, così mi sdebito anche della sua gentilezza" - ribatto. "Non se ne parla - mi dice subito - lei è ospite mio....! Mi fa piacere... - continua - lo consideri il benvenuto di noi Napoletani... E poi con gesto di riverenza aggiunge..." Il caffè a Napoli è sempre pagato!".
Napoletani 2 atto primo
In sti giorni mi è capitato di prendere più volte il taxi a Napoli. Il primo l'ho preso, per percorrere il tragitto Centro-Fiera Oltremare, chiamandolo con il cenno della mano. Il tassista mi vede, si ferma, mi chiede dove voglio andare, glielo dico, e mi fa salire. Una volta dentro butto gli occhi sul tassametro: segna 8,60 euro. Gli domando: "scusi ma a Napoli il tassametro parte così alto?". Risposta: "è la chiamata...". "Ma come..., le ho fatto un cenno con la mano, mica l'ho chiamata!". "Si, ma oggi è festivo dottore". Durante il tragitto chiedo al tassista se conosce un buon ristorante vicino al mio albergo. "Ora chiedo" - mi dice. Assisto ad una serie di telefonate in lingua madre... e alla fine se ne esce con un paio di nomi che mi appunto. Quando arriviamo a destinazione il tassametro segna 19,50 euro. Prima di scendere gli chiedo: "mi può fare la ricevuta?". "Certamente signore" - mi risponde". Me la porge e leggo scritto 25,00 euro. "Guardi che si è sbagliato..., mi va bene 19,50...., non ho bisogno di gonfiarla!. "No dottore, non è gonfiata...., fa 25,00 euro giusti: 19,50 per la corsa, 3,00 euro per le telefonate e le informazioni che le ho dato... i 2,50 euro di resto non ce l'ho..., purtroppo! Tanto a voi che vi cambia?".
Napoletani 2 atto secondo
Lo stesso giorno verso le 19.30 esco dalla Fiera per rientrare in albergo. Fuori c'è un bordello infernale. Il san Paolo è lì a due passi: si gioca Napoli-Milan. Faccio slalom tra un casino di persone, bancarelle, auto, bandiere. Becco un taxi: è libero, accostato con portiera lato guidatore aperta e radio sintonizzata su un canale sportivo. Chiedo al tassista se mi porta al mio albergo. Lui mi guarda e mi dice: "le conviene prendere il treno..., le costerebbe troppo sennò..., è impossibile camminare.... guardi lei....! La stazione è proprio attraversato la strada. Ascolti a me, non prenda nessun taxi. A Napoli col treno ci arriva in dieci minuti....e risparmia una bella 50,00 euro!". Ringrazio tanto e lo saluto dicendogli: " il Napoli stasera vince alla grande...! "No, non lo dite...!" - ribatte, facendo il gesto delle corna e toccando il cornetto rosso appeso allo specchietto retrovisore interno....
Napoletani 3
Una sera, con un paio di amici colleghi decidiamo di mangiarci una buona pizza: siamo a Napoli! Visto che i miei favoriti per un motivo o per l'altro quella sera non erano disponibili, decidiamo di non sbatterci troppo e stare in zona albergo. Il sondaggio, tassista che ci portava in albergo e reception, ci fa favorire un buon locale abbastanza vicino. Alle 20.30, puntuali, ci incamminiamo, pronti e via, con goglemap. Gira a destra, vai diritto, ancora a destra, poi a sinistra...., ritorna indietro...., sta benedetta pizzeria non si trovava.... Colpa di chi leggeva googlemap..., per la verità! Ad un certo punto, inaspettatamente, se ne materializza una davanti a noi. Sotto l'insegna, a carattere cubitali, leggiamo anche quel che speravamo: "RISTORANTE PIZZERIA CON FORNO A LEGNA". E' nostra! Entriamo qui, rinunciando a quella che ci avevano consigliato. Appena dentro, un forno a legna megagalattico con fiamma sparata a manetta e tre pizzaioli in fila che ci sorridono, ci aprono il cuore e ci fanno ben sperare. Prima di prendere posto domandiamo ai pizzaioli col nostro accento del nord: "ce le fate tre buone pizze?". Risposta: "qui le pizze noi le facciamo super buone..., accomodatevi Signori! Dopo una serie di rampe ritte, con non so quanto personale in alta uniforme che ogni tre per due in coro ci indicava di proseguire tra sorrisi e benvenuti, arriviamo in una saletta dove ci accompagnano al nostro tavolo. Qui di solito finisce la scena prima dell'atto primo. Invece si continua... Chiediamo subito l'acqua e il menu: "arrivo subito" - ci risponde la cameriera! Cinque minuti dopo se ne arriva col menu, ma senza acqua: "intanto date un occhio a questo" - ci dice. Sfogliando il menu ci accorgiamo subito che non era quello delle pizze, ma quello del ristorante... . però lei si era già volatilizzata. Aspettiamo altri cinque minuti e, appena la cameriera si materializza di nuovo, le diciamo in coro: "guardi che si è sbagliata, noi vogliamo mangiare tre pizze come abbiamo detto anche sotto, ci porti per favore il menu giusto e anche dell'acqua, intanto, poi decidiamo per un vino o una birra". " Si, si, certamente" - ci rassicura. Cinque minuti dopo spunta un giovane cerimonioso cameriere stile anni '80, con in mano un vassoio di pesci. L'illustrazione è teatrale: "Signori, sono freschi.., di qui, freschi e pescati all'amo. Sul vassoio: 2 spigole, 2 orate, 1 gallinella e 1 gamberone rosso fucsia. "Ve li possiamo fare al forno, alla griglia, appena scottati con un goccio d'olio, possiamo fare una zuppetta, oppure un piatto di pasta,... come decidete voi Signori". "No guardi, come biamo detto appena entrati desideriamo mangiarci una buona pizza - gli rispondiamo". "Non c'è problema, arrivo subito col menu della pizza". Passano altri 5 buoni minuti e ci arriva finalmente l'acqua che ci porta la prima cameriera. "Scusi, ma aspettiamo ancora il menu delle pizze" - le ricordiamo. "Si, si, scusate..., arrivo subito". rassicura. Dopo 5 minuti se ne arriva di nuovo quello dei pesci, stavolta a rappresentare tragicamente le scuse: "Mi spiace veramente Signori..., stasera abbiamo finito di fare le pizze..., gli impasti che avevamo preparato purtroppo sono terminati da un pezzo... E' domenica..., e a Napoli la domenica si mangiano tante pizze tra pranzo e cena.... Purtroppo il nostro impasto lievita 48 ore...., usiamo un lievito speciale naturale...., e... manca il tempo.., se volete vi faccio un piatto di pasta, una frittura o una grigliata con quei pesci meravigliosi che avete visto prima...".
Napoletani 1
Sabato scorso, appena arrivato in aeroporto prendo l'"Alibus" per il centro. Salgo e chiedo subito informazioni se esiste una fermata vicina all'albergo dove avevo prenotato. L'indicazione che mi viene data dall'autista è di scendere a Piazza Garibaldi e poi prendere il 151:"si ferma proprio a due passi..., poi chiedete.." - sentenzia. Sul 151, stessa storia, chiedo all'autista qual'è la fermata più vicina all'albergo: "dottore non si preoccupi, quando sarà ora gliela indico..., poi scendete e chiedete". Il tempo di voltarmi per prendere posto e mi si avvicina un signore distinto sulla sessantina: " Se volete vi indico io quando scendere... vado dalla stessa parte...., se volete vi accompagno...". Meravigliato da tanta attenzione lo ringrazio e ci sediamo uno di fronte all'altro. Per i dieci minuti di viaggio, non ci siamo detti una sola parola. Alla fermata, una volta scesi, finalmente mi parla: "dobbiamo prendere un ascensore..., poi attraversiamo Piazza del Plebiscito..., 200 metri e siamo arrivati". "Ok, grazie" - gli dico. Superata Piazza Plebiscito, con lui davanti a guidare ed io dietro, appena svoltiamo per una traversa che porta sul lungo mare il mio accompagnatore di scatto si gira e mi dice: "Evvero che lei stamattina non ha ancora preso il caffè a Napoli?... Adesso ci prendiamo un bel caffè e un buon cornetto...!". "Oh si, grazie, così mi sdebito anche della sua gentilezza" - ribatto. "Non se ne parla - mi dice subito - lei è ospite mio....! Mi fa piacere... - continua - lo consideri il benvenuto di noi Napoletani... E poi con gesto di riverenza aggiunge..." Il caffè a Napoli è sempre pagato!".
Napoletani 2 atto primo
In sti giorni mi è capitato di prendere più volte il taxi a Napoli. Il primo l'ho preso, per percorrere il tragitto Centro-Fiera Oltremare, chiamandolo con il cenno della mano. Il tassista mi vede, si ferma, mi chiede dove voglio andare, glielo dico, e mi fa salire. Una volta dentro butto gli occhi sul tassametro: segna 8,60 euro. Gli domando: "scusi ma a Napoli il tassametro parte così alto?". Risposta: "è la chiamata...". "Ma come..., le ho fatto un cenno con la mano, mica l'ho chiamata!". "Si, ma oggi è festivo dottore". Durante il tragitto chiedo al tassista se conosce un buon ristorante vicino al mio albergo. "Ora chiedo" - mi dice. Assisto ad una serie di telefonate in lingua madre... e alla fine se ne esce con un paio di nomi che mi appunto. Quando arriviamo a destinazione il tassametro segna 19,50 euro. Prima di scendere gli chiedo: "mi può fare la ricevuta?". "Certamente signore" - mi risponde". Me la porge e leggo scritto 25,00 euro. "Guardi che si è sbagliato..., mi va bene 19,50...., non ho bisogno di gonfiarla!. "No dottore, non è gonfiata...., fa 25,00 euro giusti: 19,50 per la corsa, 3,00 euro per le telefonate e le informazioni che le ho dato... i 2,50 euro di resto non ce l'ho..., purtroppo! Tanto a voi che vi cambia?".
Napoletani 2 atto secondo
Lo stesso giorno verso le 19.30 esco dalla Fiera per rientrare in albergo. Fuori c'è un bordello infernale. Il san Paolo è lì a due passi: si gioca Napoli-Milan. Faccio slalom tra un casino di persone, bancarelle, auto, bandiere. Becco un taxi: è libero, accostato con portiera lato guidatore aperta e radio sintonizzata su un canale sportivo. Chiedo al tassista se mi porta al mio albergo. Lui mi guarda e mi dice: "le conviene prendere il treno..., le costerebbe troppo sennò..., è impossibile camminare.... guardi lei....! La stazione è proprio attraversato la strada. Ascolti a me, non prenda nessun taxi. A Napoli col treno ci arriva in dieci minuti....e risparmia una bella 50,00 euro!". Ringrazio tanto e lo saluto dicendogli: " il Napoli stasera vince alla grande...! "No, non lo dite...!" - ribatte, facendo il gesto delle corna e toccando il cornetto rosso appeso allo specchietto retrovisore interno....
Napoletani 3
Una sera, con un paio di amici colleghi decidiamo di mangiarci una buona pizza: siamo a Napoli! Visto che i miei favoriti per un motivo o per l'altro quella sera non erano disponibili, decidiamo di non sbatterci troppo e stare in zona albergo. Il sondaggio, tassista che ci portava in albergo e reception, ci fa favorire un buon locale abbastanza vicino. Alle 20.30, puntuali, ci incamminiamo, pronti e via, con goglemap. Gira a destra, vai diritto, ancora a destra, poi a sinistra...., ritorna indietro...., sta benedetta pizzeria non si trovava.... Colpa di chi leggeva googlemap..., per la verità! Ad un certo punto, inaspettatamente, se ne materializza una davanti a noi. Sotto l'insegna, a carattere cubitali, leggiamo anche quel che speravamo: "RISTORANTE PIZZERIA CON FORNO A LEGNA". E' nostra! Entriamo qui, rinunciando a quella che ci avevano consigliato. Appena dentro, un forno a legna megagalattico con fiamma sparata a manetta e tre pizzaioli in fila che ci sorridono, ci aprono il cuore e ci fanno ben sperare. Prima di prendere posto domandiamo ai pizzaioli col nostro accento del nord: "ce le fate tre buone pizze?". Risposta: "qui le pizze noi le facciamo super buone..., accomodatevi Signori! Dopo una serie di rampe ritte, con non so quanto personale in alta uniforme che ogni tre per due in coro ci indicava di proseguire tra sorrisi e benvenuti, arriviamo in una saletta dove ci accompagnano al nostro tavolo. Qui di solito finisce la scena prima dell'atto primo. Invece si continua... Chiediamo subito l'acqua e il menu: "arrivo subito" - ci risponde la cameriera! Cinque minuti dopo se ne arriva col menu, ma senza acqua: "intanto date un occhio a questo" - ci dice. Sfogliando il menu ci accorgiamo subito che non era quello delle pizze, ma quello del ristorante... . però lei si era già volatilizzata. Aspettiamo altri cinque minuti e, appena la cameriera si materializza di nuovo, le diciamo in coro: "guardi che si è sbagliata, noi vogliamo mangiare tre pizze come abbiamo detto anche sotto, ci porti per favore il menu giusto e anche dell'acqua, intanto, poi decidiamo per un vino o una birra". " Si, si, certamente" - ci rassicura. Cinque minuti dopo spunta un giovane cerimonioso cameriere stile anni '80, con in mano un vassoio di pesci. L'illustrazione è teatrale: "Signori, sono freschi.., di qui, freschi e pescati all'amo. Sul vassoio: 2 spigole, 2 orate, 1 gallinella e 1 gamberone rosso fucsia. "Ve li possiamo fare al forno, alla griglia, appena scottati con un goccio d'olio, possiamo fare una zuppetta, oppure un piatto di pasta,... come decidete voi Signori". "No guardi, come biamo detto appena entrati desideriamo mangiarci una buona pizza - gli rispondiamo". "Non c'è problema, arrivo subito col menu della pizza". Passano altri 5 buoni minuti e ci arriva finalmente l'acqua che ci porta la prima cameriera. "Scusi, ma aspettiamo ancora il menu delle pizze" - le ricordiamo. "Si, si, scusate..., arrivo subito". rassicura. Dopo 5 minuti se ne arriva di nuovo quello dei pesci, stavolta a rappresentare tragicamente le scuse: "Mi spiace veramente Signori..., stasera abbiamo finito di fare le pizze..., gli impasti che avevamo preparato purtroppo sono terminati da un pezzo... E' domenica..., e a Napoli la domenica si mangiano tante pizze tra pranzo e cena.... Purtroppo il nostro impasto lievita 48 ore...., usiamo un lievito speciale naturale...., e... manca il tempo.., se volete vi faccio un piatto di pasta, una frittura o una grigliata con quei pesci meravigliosi che avete visto prima...".
venerdì 3 novembre 2017
Il patto dell'Arancino
Chi lo doveva dire? La politica che si appropria di uno dei
simboli della sicilianità, l’Arancino, e da piatto lo fa diventare patto. Politici che non mollano mai, consumati
professionisti delle consumazioni, in beato ottimismo, alla fine si sono ritrovati
in stretta comunella grazie all’Arancino.
E attorno a lui hanno siglato un patto d’alleanza. Un patto, apertamente
influenzato sul piano gastronomico, che dovrebbe avere su tutti gli italiani i pretesi effetti
miracolosi che l’Arancino ha per i siciliani: cibo popolare ricostituente. L’onesto
orgoglio gastronomico siciliano, pratico, sfamante, Arancino, è stato capace di
far ragionare e mettere insieme alcuni politici che fino a pochi giorni fa
avevano poche idee comuni… A sentire le dichiarazioni del giorno dopo pare che
adesso, gli stessi politici, di idee ne hanno invece molte e confuse… Dopo ieri sera siamo ormai tutti convinti che l’incoraggiante tentatore, l’Arancino,
stia alimentando l’illusione di una
continua e stretta alleanza politica basata sulla prosperità.... L'entusiasmo di noi tutti è alle stelle. Soprattutto perché tra gli alimenti che influiscono positivamente sugli stimoli e
sulle prestazioni psico-fisiche…, da oggi, ad arricchire l'inventario dei cibi rinvigorenti, ci mettiamo anche l’Arancino. Anzi, il patto dell’Arancino: raffinato boccone dal gusto esotico, dalla forma
provocante, desideroso di far provare molte sensazioni e capace di elevare doti
di pensiero fra politici!
martedì 31 ottobre 2017
L'America delle Nocciole
Finalmente ho ripreso a correre dopo il fermo forzato causato dal
mio tendine d’Achille che mi ha tormentato quasi un anno. Lo sapete quanto mi piace correre...! La corsa mi
rende libero…. Mi dà sollievo…, mi fa meditare…, mi dona una certa saggezza
movimentata… Divento anche autoindulgente, correndo. La corsa mi mette in moto
la fantasia, mi fa ricordare… Cerco e trovo consolazione nella corsa. Per me
correre non è una faccenda atletica... Ho ripreso a correre, dicevo, nei sentieri
dell’America dei Boschi. L’America dei Boschi è un luogo disordinatamente straordinario, pieno
di fascino. Paradiso per querce, castagni, felci, ontani neri, equiseto e pini silvestri. Si trova proprio nella prima collina di Bra, tra San Michele – Pocapaglia -
Saliceto - Terlapini. Posti stanziali di residenti benestanti e di nomadismo
per indefessi visitatori della natura. Di chi cerca il naturale, il
selvatico, l’aria pura. L'America dei boschi rappresenta un estremo
residuo di "naturalità" in un territorio attorno fortemente urbanizzato. Un luogo dove la natura si autogestisce…, e
qui trovano rifugio alcune specie animali e vegetali legate
all’ambiente forestale che altrimenti scomparirebbero dall’intera area. Quando si riemerge da certi sottoboschi si aprono cuori di terra rossa con viste mozzafiato sul Monviso. Era
da un bel po’ che non correvo in sti Boschi… E non ci crederete, ma in questi mesi il suo paesaggio si è trasformato... Volumi di terra
impressionanti, prima fitti boschi, adesso ospitano nuovi impianti di
noccioleti. La nocciolicoltura, (corilicoltura, in termine tecnico), è in
espansione anche qui dopo che mezza Langa e Roero, in pianura e in collina,
indifferentemente, si è data a sta monocoltura esasperata..., oltre che al vino.
D'altronde coltivare nocciole è semplice e non richiede molto tempo. I noccioli
fanno i frutti dal quarto-quinto anno, dopo otto-nove la produzione entra nel
pieno e continua ricca anche per oltre 40 anni. Antiparassitari e fertilizzanti
consentono ottime rese… Se poi infittisci l’impianto, ottieni consistenti
quantitativi già dopo pochi anni. Per impiantare un ettaro di nocciole ci
vogliono 3/4mila euro tra tutto. In genere si fanno tra 20 e 30 quintali per
ettaro e si puntano dai 250 ai 300 euro al quintale per la Tonda delle Langhe,
la "perla" di qui. Anche se, magari, è stata geneticamente
modificata per resistere dappertutto. La richiesta di nocciole sul mercato
è molto alta, soprattutto da parte di certi gruppi industriali. E la nostra
produzione non basta. Si dice che in Turchia "monsieur" Ferrero ha
piantato a nocciole un "pezzo" di terra grande come il Piemonte!
L’unico lavoro che si fa ancora a mano nelle nocciole, ma è poca roba, è
la potatura… per la loro raccolta invece esistono macchine aspiratrici che ti
fanno il lavoro di 10 cristiani in un niente. Un mio amico, che di “terra” se ne
intende, mi ha detto che il terreno delle nocciole è duro come una pietra a
forza di pulirlo per poi raccogliere facilmente col sistema meccanizzato. La
conseguenza è che la terra dei noccioleti non drena più. E così ad ogni sciacquata di pioggia ci
becchiamo l'alluvione....
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